Livio Andronìco
fu un greco di Taranto, nato forse intorno al 280 AC e condotto a Roma in un anno successivo al 272 AC, quando si concluse vittoriosamente per Roma la battaglia contro Taranto e Pirro. fu schiavo di un certo Livio Salinatore, un membro della gens Livia, forse padre o nonno dell’omonimo Salinatore che sconfisse Asdrubale nel Metauro nel 270 AC. fu precettore del figlio del padrone, il quale gli concesse poi la libertà. da liberto rimase comunque vicino al padrone al quale prese poi il nome Livio e lo unì al proprio greco. svolse le attività di grammaticus, per i figli dei nobili romani. leggeva anche i testi greci ma sentì l’esigenza di insegnare anche testi latini: la traduzione dell’odissea. questo aveva fini sia letterari che didascalici. si dedicò anche alla scrittura di commedie e tragedie: secondo una testimonianza di Tito Livio, nel 240 AC fu rappresentata per la prima volta una fabula teatrale, durante i Ludi Romani. fu incaricato infatti Livio Andronico,di scrivere un carme per Giunone Regina, che avrebbe intonato poi un coro di vergini come rito propiziatorio. fu chiamato a presiedere il collegium scriborum historiumque, una cooperazione di poeti e attori che aveva sede nel tempio di Minerva, sull’Aventino. morì intorno al 200 AC.

la scelta di tradurre l’Odissea, invece che l’Iliade, ha molte spiegazioni: in primis, il personaggio re-marinaio-viaggiatore, aveva una portata universale maggiore rispetto agli eroi di Troia. il racconto era pieno, inoltre di leggende e viaggi come quelli ripresi da Giasone e della nave Argo, utilizzato anche da Apollodoro Rodio (nato intorno al 295AC), altro racconto di questo tipo, era il viaggio di Enea. inoltre i valori di Ulisse erano molto più moderni: non più desiderio e brama di gloria, ma amore per la patria, e desiderio di esperienze di vita e saggezza.

dell’Odusia sono rimasti pochi frammenti circa 30, quasi tutti di un unico verso, giunti per tradizione indiretta. lo scopo di Livio, era quello di comporre una traduzione letteraria, non quindi una traduzione letterale ma una rielaborazione che infondesse nel testo greco dei valori comprensibili al pubblico latino. si tratta insomma di una sorta di emulazione che richiedeva una conoscenza della prima cultura ellenistica del III AC, cultura che si diffondeva da Alessandria d’Egitto, nuovo centro della cultura greca sotto il regno dei Tolomei.

la nuova cultura si respirava anche in Magna Grecia, quindi a Taranto (dove era nato anche l’epigrammista Leonida, il drammaturgo Rintone, autore di un genere di commedia che parodiava il mito). la cultura alessandrina si confrontava su grande rispetto e devozione, che produsse una fiorente scuola di grammatici e sull’esigenza di autonomia e indipendenza. si può notare che Livio cerca di trasformare e figure mitiche greche in quelle latine: così invece della musa del primo verso omerico si ritrova Carmena (o anche la memoria greca, che viene sostituita dalla moneta latina, la cui radice mon- viene unita al nome di una delle tre moire, Morta)


nello stile, apportò delle modifiche nella traduzione, come ad esempio il bagaglio di figure retoriche tipicamente latine( parallelismi, allitterazioni, e una tendenza ad amplificare espressioni: come i versi omerici “ nient’altro infatti dico che peggio del mare riduca a mal partito l’uomo, anche se fosse molto forte”), ad esempio la dea greca Era, in omero era accompagnata dall’epiteto “potnia” che vuol dire signora, ma in Andronìco è accompagnata “sancta puer saturni filia regina”, va quindi ad amplificare il pathos, secondo una tendenza alessandrina. egli arcaizzò di propositi i termini per rendere più simile il linguaggio a quello omerico.

Livio utilizza il verso latino per eccellenza, il saturnio, che viene considerato come l’unione di due cola (due unità ritmiche separate da una pausa), delle quali la prima è un dimetro giambico, l’altra è di più difficile interpretazione. l’uso del saturnio fece poi allontanare molti dall’Odusia. orazio ammirava Andronìco, ma criticava i sostenitori incondizionati e acrittici.

delle tragedie, nelle quali egli stesso recitò come disse Tito Livio( ad urbe condita), finchè non gli mancò la voce, ci rimangono 8 titoli( Achilles, Aiax mastigophorus, Equos Troianus, Aegistus, Hermiona, Danae, Andromeda, Tereus). ci danno l’idea che gli argomenti trattati siano prettamente greci. dai frammenti si può dedurre che non riuscì nella rielaborazione linguistica e poetica. abbiamo un solo titolo della commedia: Gladious, che riprende come protagonista un personaggio plautino, il soldato fanfarone. fu infatti questa la prima rappresentazione romana. Cicerone commentò dicendo che queste commedie non fossero degne di essere lette due volte. anche Tito Livio, commenta il carme, come apprezzabile per gli antichi, ma non altrettanto per i moderni

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