Livio Andronico


Livio Andronico, nato a Taranto, è il primo autore letterario latino di origine greca. Con lui si dà inizio alla letteratura latina perché nel 240 a.C. per la prima volta a Roma venne messa in scena un'opera teatrale, di cui egli ne è l'autore, composta in onore del primo anniversario della vittoria romana sui cartaginesi durante la prima guerra punica. Essendo un affidabile grammaticus (maestro di scuola), nel 207 a.C. gli venne affidato l'incarico di comporre un inno propiziatorio a Giunone regina, affinché scongiurasse la minaccia dell'esercito di Asdrubale che già devastava l’Italia, il quale venne poi cantato da 27 ragazze durante un'apposita processione rituale. Per ringraziarlo gli venne poi istituito il collegium scribarium histriorumque (corporazione degli autori e degli attori) a lui stesso affidato e avente come sede il tempio di Nerva sull’Aventino. Nel suo scrivere prevale il genere tragico: pervengono otto titoli di tragedie, di cui cinque si rifanno al ciclo romano, ma delle quali la più importante è l’Aegisthus, il quale tratta la saga degli Atridi, particolarmente interessante per i romani perché impuntata all’orrido e al raccapriccio, in essa infatti vi è un intreccio tra adulteri, parricidi, incesti e tradimenti vari. Prevengono, però, anche due commedie: Gladiolus (la piccola spada) e Ludius (il ballerino). Tuttavia l’opera di maggiore importanza è l’Odusia, una traduzione dell’Odissea. Non si è del tutto certi, ma si ritiene che Livio abbia scelto di tradurre proprio l’Odissea perché in essa vi erano ideali di virtus più vicini alla mentalità del mos maiorum e perché Ulisse risultava più vicino all’eroe per eccellenza, Enea, ammirato dai romani perché, secondo la leggenda, agli era il fondatore della città eterna di Roma.
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