James Joyce

Nasce a Dublino nel 1882, secondo dei dieci figli di John Stanislaus e di Mary jane Murray. Il padre, uomo inflessibile, scialacquatore e forte bevitore, fornirà al figlio il modello per alcuni personaggi delle sue opere. La madre, paziente e costante, ama molto la musica e trasmette questa passione al giovane James. L'educazione gli viene impartita nei diversi collegi gesuiti ai quali il padre lo iscrive. Già in questi anni, però, il giovane coltiva l'interesse per la letteratura straniera e in particolare per quella italiana. Il suo eroe prediletto è Ulisse, le cui gesta ha modo di conoscere attraverso la lettura di opere come l'Odissea, la Divina Commedia, Le avventure di Ulisse di Charles Lamb (1775-1833). Nel 1898 Joyce si iscrive all'University College di Dublino, approfondendo gli studi sulla lingua e sulla letteratura italiana; nel 1902 si laurea in Lingue e letterature straniere, con una specializzazione in Francese e in italiano.

Intanto continua a scrivere alcuni componimenti che chiama "epifanie", ossia rivelazioni dell'essenza di una cosa, nel momento in cui la presenza di un oggetto ci appare in una forma nuova, luminosa e raggiante. E' questa un'intuizione importante nella poetica di Joyce, che introduce un'idea di realtà non lineare e omogenea (secondo la concezione dell'oggettività naturalistica), ma percepibile attraverso folgorazioni e momenti distinti, isolati nella loro discontinuità e specificità.
Il 7 gennaio del 1904, in un solo giorno, scrive il racconto che sarà il germe del futuro romanzo Ritratto dell'artista da giovane (A portrait of the Artist as a Young Man,1917) che più tardi utilizzerà nella composizione dell'Ulisse, la sua opera più innovatrice e importante. Nel Ritratto viene analizzato il processo mentale del giovane protagonista, Stephen Dedalus, alter ego per molti aspetti dell'autore stesso, che spazia dal fervore religioso all'interesse per la libertà sessuale, artistica e intellettuale (Stefano è il primo martire cristiano, Dedalo il primo scultore dell'antichità, noto per l'episodio mitico del volo con il figlio Icaro). Il 6 giugno del 1904 - data emblematica nella vita di Joyce, che in questa giornata circoscriverà la vicenda del suo romanzo più importante, Ulisse - ottiene il primo appuntamento con Nora Bernacle, che diverrà la sua compagna per tutta la vita.
Nello stesso anno decide di trasferirsi a Trieste, dove lavora come insegnante presso la Berlitz School. Dopo un paio d'anni, si sposta con la famiglia a Roma per impiegarsi presso una banca. E' in questo periodo che concepisce l'idea per un nuovo romanzo, Ulisse(Ulysses), dove vorrebbe narrare la storia di un ebreo di Dublino, di nome Hunter, la cui moglie gli è infedele.
Nel 1907, stanco di Roma e del noiosissimo lavoro bancario, torna nuovamente a Trieste. Gli viene pubblicata la raccolta poetica Musica da camera (1907), mentre scrive I morti, il testo che darà fama a Gente di Dublino (1914), una serie di racconti ambientati nella città natale, che mostrano con incisiva semplicità la paralisi di una società ormai in declino. A Trieste Joyce riprende l'insegnamento alla Berlitz, collabora saltuariamente con "Il Piccolo della Sera" e, per arrotondare lo stipendio, dà lezioni private in inglese. Tra i suoi allievi più fedeli c'è Ettore Schmitz, un industriale di origine ebraica, lanciatosi nel mondo letterario con lo pseudonimo Italo Svevo; tra i due nascerà una sincera amicizia, e sarà Joyce il primo ad apprezzarne il valore, facendolo conoscere all'estero.
Durante la Prima guerra mondiale si trasferisce con la famiglia a Zurigo, dove rimarrà fino al 1920, per puoi raggiungere Parigi. Nel marzo 1918 il via la pubblicazione a puntate di Ulisse sulla "Little Review" di New York, che continua sino al 1920, quando la rivista viene sequestrata a causa del contenuto di alcuni episodi del romanzo, giudicati immorali. Il testo integrale in volume nel 1922 a Parigi, presso la Shakespeare and Company.
Dal 1923 Joyce raccoglie materiale per un nuovo romanzo, La veglia di Finnegan, Il titolo (che deriva da una battaglia irlandese) diventerà ufficiale solo nel 1939, quando lo scrittore, pur giudicato il testo incompiuto, decide di pubblicarlo; fino ad allora lo aveva chiamato Work in progress (Opera in divenire). Per molti aspetti l'opera si può considerare la continuazione di Ulisse: un libro che, in forme ancora più oscure, allude alla radicale complessità della vita contemporanea attraverso un linguaggio di ardua decifrazione, intessuto di giochi e invenzioni verbali, di vocaboli ed espressioni dalle provenienze più disparate, mescolati fra loro in simboli rarefatti e misteriosi.
Gli ultimi anni della vita di Joyce sono amareggiati da una malattia agli occhi e dai problemi psicologici della figlia Lucia. La affida alle cure Carl Gustav Jung (lo psicoanalista prima allievo di Freud e poi apertamente dissidente nei confronti del maestro), che ha così modo di conoscere personalmente, dopo averne letto gli scritti, che ebbero su di lui una notevole influenza.
Da Parigi si trasferisce a Zurigo nel 1940; muore agli inizi dell'anno successivo, ovvero nel 1941.

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