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La tragedia greca


La tragedia è il primo genere nato in età classica. Aristotele fu il primo a parlare di tragedia, poiché scrisse un trattato poetico dove riportò l'origine della tragedia al ditirambo, un genere lirico dedicato a Dioniso. Il ditirambo era un canto orale che apparteneva alla lirica corale ed era seguito da un coro. In ogni coro c'era un corifeo, un capo coro. Aristotele affermò che il corifeo si staccò dal coro e cominciò a dialogare con esso e quindi il ditirambo diventò un dialogo. Dal ditirambo dialogico è nata la tragedia. Le tragedie ad Atene venivano rappresentate in feste in onore di Dioniso, chiamate lenee o le grandi dionisie. Gli autori tragici si sfidavano in gare, chiamate adoni tragici, dove ogni autore presentava una tetralogia, cioè un gruppo di quattro testi, composti da tre tragedie e un dramma satiresco. La tragedia si divideva secondo uno schema: a volte il testo tragico era anticipato da un prologo (non sempre presente), poi c'era l'aparodo, il canto di ingresso del coro. La tragedia si divideva in episodi (detti atti) intervallati da canti corali chiamati stasimi. Alla fine di ogni tragedia c'era un canto del coro chiamato esodo.
La tragedia si basava sulla mimesis (imitazione della realtà), inoltre essa doveva mirare alla catarsi, cioè alla purificazione dell'animo degli spettatori dalle passioni negative (tracotanza, avarizia, invidia). Perciò gli spettatori guardando le tragedie capivano di non doversi accanire sulle passioni negative e di conseguenza si allontanavano da esse. Metricamente la tragedia greca si divideva in parti dialogate e liriche. Le parti dialogate erano in trimetri giambici mentre le parti liriche erano in trimetri lirici, come le poesie corali. Le parti cantate si dividevano in: monodia, ovvero il canto di un singolo attore, camno, ovvero un duetto tra attore e coro, amebeo, ovvero il duetto tra due attori. Il genere tragico si basava su tre principi: l'unità di tempo, di luogo, di azione. L'azione rappresentata non doveva durare meno di un giorno (unità di tempo), tutta l'azione si doveva svolgere in un solo luogo (unità di luogo), l'azione non doveva presentare digressioni, doveva essere unitaria (unità di azione).
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