La tragedia


La tragedia nacque in Grecia (ovvero le principali forme della letteratura drammatica, tragedia-commedia) tra il VI e il IV secolo.
Era caratterizzata da un’integrazione della poesia lirica e i riti del culto di Dionisio (dio del vino e della sregolatezza, si riteneva che l’uomo si liberasse dalle imposizioni con l’estasi, “lo star fuori dalla mente”.)

Le origini


Riti dionisiaci- questo culto veniva celebrato con delle processioni a carattere orgiastico con danze e la presenza di ninfe e satiri al seguito del dio, del quali all’origine venivano rappresentati la sua vita e le sue gesta.
Venivano indossate maschere rappresentanti la testa del capro, animale “totem” del dio (totem, figura animale o vegetale alla quale ci si legava tutta la vita.)
In fatti il termine tragedia significa tragos: capro e oidè: canto) e cantavano il ditirambo ovvero un componimento poetico intonato da un coro.
Per i greci il teatro era una cosa a carattere religiosi infatti si sentivano parte di un rito, ma anche con la politica infatti l’Atene del V secolo era al suo massimo splendore.
Vi era anche un carattere agonistico, sempre ad Atene si svolgeva un concorso tra autori i quali giudici venivano scelti tra tutta la città. (3 caratteri)
Le grandi opere che portarono alla fioritura furono quello di Eschilo, Sofocle e Euripide.
Le feste erano diverse, le Lenee che erano feste dalla durata di 3-4 giorni, con un pubblico prettamente ateniese con principalmente commedie (5 commedie e due sole tragedie)
Le feste più importanti però erano le dionisie (grandi dionisie) dalla durata di 7 giorni tra marzo e aprile (mese di Elafeboline) e vi era la partecipazione di tutti in fatti si smetteva di lavorare.
Erano presenti sia commedie che tragedie.
L’Arconte Eponimo sceglieva i poeti che erano tre dividendo tra tragedie e un dramma satriresco nei sette giorni, un giorno per poeta.
Le dionisie: Qualche giorno prima dell’inizio delle Dionisie Grandi, si svolgeva una processione, che da Atene andava fino al tempietto dedicato a Dioniso in cima alla parte meridionale dell’Acropoli, per poi tornare indietro. Questo simboleggiava il viaggio della statua di Dionisio Eleuterio, trasferita da Eleutere ad Atene.
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