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Il tìaso

Il termine "tìasos" era originariamente collegato al culto di Dioniso; infatti, indicava il corteo di satiri e menadi che accompagnava il dio o i riti in suo onore e, in un’accezione più ampia, un’associazione dedicata al culto di una divinità. Oggi il sostantivo è soprattutto adoperato nell’accezione di “associazione femminile” finalizzata all’educazione delle giovani donne e al cui interno si celebrava il culto di divinità femminili (soprattutto Afrodite). Purtroppo, le notizie su questo tipo di associazioni è assai limitata. Tuttavia, possiamo dire con certezza che, oltre al tìaso saffico, a Lesbo c’erano altri tìasi, dal momento che la stessa Saffo parla di due sue rivali: Andromeda e Gorgò. Frequentavano il tìaso giovani donne provenienti da famiglie aristocratiche di Lesbo, ma anche della vicina Ionia; il lessico della Suda menziona Anattoria di Mileto, Gongila di Colofone, Eunika di Salamina.

Altrettanto certa è la funzione iniziatica del tìaso nel quale le ragazze erano preparate alla vita adulta e al matrimonio. L’educazione si basava sui valori della civiltà aristocratica: l’amore, la grazia, l’eleganza, il canto, la danza. Particolare attenzione era rivolta al culto della bellezza. Del resto “nella scelta delle proprie spose, gli uomini, come mostrava anche il mito di Paride, erano attratti più dai doni di Afrodite che da quelli di Era o di Atena. A Lesbo se ne era convinti: non a caso nel santuario della Triade Lesbia si organizzavano gare di bellezza femminile e non a caso le donne di Lesbo, da tempi remoti, erano dappertutto apprezzate e ammirate: nell’Iliade, per indurre Achille a deporre l’ira e tornare a combattere, Agamennone gli promette, fra gli altri doni, proprio delle donne di Lesbo.

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