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Teognide, la “gente nova”

Teognide si rivolge a Cirno per descrivergli il cambiamento socio-politico che investito la città di Megara: coloro che prima vivevano in campagna come animali selvatici, ignoranti delle leggi, ora hanno preso il posto dei nobili, ma senza condividere le regole fondamentali della paidèia. Infatti non conoscono alcuna forma di lealtà, sono dediti a raggiri, inganni e frodi. Pertanto il poeta raccomanda a Cirno di evitare ogni forma di vera amicizia con loro. Nella seconda parte il poeta esorta il giovane Cirno a tenere un comportamento ambivalente per tutelarsi da questi “nuovi nobili”, che vivono di raggiri e frodi. È un invito che Teognide ribadirà anche in altri passi della silloge e che culmina nella cosiddetta “norma del polipo”.
“Rivolgi a tutti gli amici, o cuore, un animo duttile, adeguando il tuo umore a quello di ognuno.” Come osserva Gentili: “l’abilità, la sophìa del nobile consiste proprio nella sua attitudine a conformarsi alla situazione contingente, senza smarrire la propria indole, l’intuizione immediata di ciò che è opportuno dire in presenza di un determinato uditorio. Al di fuori di questa vigile attenzione al contesto sociale in cui si opera, il nobile cade in una ottusa inflessibilità, vera e propria atropìa, scarso discernimento, incapacità di districarsi abilmente nelle situazioni difficili”.

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