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L’ideale aristocratico di Teognide

Teognide si rivolge a Cirno per trasmettergli gli insegnamenti che lui stesso aveva ricevuto da bambino: Cirno deve frequentare solo gli "agathoì" e, invece, evitare i "kakoì"; infatti, la frequentazione degli "estloì" produce "estlà", cioè, valori nobili, mentre la mescolanza con i "kakoì" compromette la natura aristocratica.
Il poeta inizia ad illustrare il proprio progetto educativo, che è nel contempo etico e socio-politico, all’amato fanciullo Cirno cui sono indirizzati numerosi versi della silloge.
L’attenzione all’aspetto didattico è sottolineata dalla presenza di numerosi termini che appartengono al campo semantico dell’educazione. Tradisce il fine pedagogico dell’opera anche l’uso dell’imperativo che ricorre ben dieci volte.

Si configura, così, una catena paideutica caratterizzata dall’inalterabilità dei principi educativi. Appare chiaro il cambiamento rispetto all’etica omerica in cui era sufficiente una discendenza aristocratica per possedere le caratteristiche dell’eccellenza. Ma, a differenza di Solone, Teognide non cerca nessuna forma di mediazione fra l’antica classe aristocratica e il nuovo ceto emergente.
È stato notato che l’aggettivo "aghatòs" ricorre nella silloge ottantasette volte, ovvero, quante sono le occorrenze dell’intera Iliade. Più volte si è cercato di comprendere l’accezione di questi termini in Teognide.

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