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Lo statuto della tragedia

Lo statuto della tragedia si fondava su due convenzioni di base:

- svolge temi appartenenti al patrimonio mitico: era costruita su vicende di cui erano fissi e universalmente noti i dati fondamentali, i principali sviluppi e soprattutto la conclusione;
- è ridotta al minimo l'azione scenica, in favore di una vistosa prevalenza dell'informazione.

Gli avvenimenti hanno luogo per lo più nell'antefatto o fuori scena:
- in parte per ragioni pratiche;
- in parte per tabù sacrali;
- per un'attitudine culturale che privilegiava il momento della narrazione.

Il racconto del nunzio:
- ruolo canonico nella distribuzione dei personaggi tragici;
- costituisce un elemento fisso della tragedia.

Attraverso la parola gli avvenimenti trovano eco sulla scena, offrendo il fulcro su cui si innestano: il lamento, la preghiera, la riflessione, il dibattito e la decisione.

Viene messo in scena il conflitto tra libertà e necessità, ossia tra l'azione volontariamente e liberamente decisa in vista di un fine e le forme che impediscono all'uomo di raggiungere il proprio obiettivo.

Presa di coscienza di questo fallimento, constatazioni:
- la prima di esse insegnava che all'uomo non è dato di prevalere in ogni caso e con assoluta certezza sul corso degli eventi;
- occorreva prendere atto della ricorrente possibilità che un'azione rivolta ad un fine si rivelasse poi fonte di conseguenze opposte a quelle desiderate.

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