Il simposio era uno "spazio sociale", cioè un momento nel quale si riuniva un gruppo di persone che condivideva gli stessi ideali politici e culturali.
Il gruppo veniva chiamato "eterìa".

Il padrone di casa invitava gli ospiti in numero compreso fra quello delle Grazie (3) e quello delle Muse (9), gli ospiti arrivavano la sera, dopo aver lavato mani e piedi si disponevano sui letti simposiali (klinai), due per ogni letto e con i posti assegnati.

Dovevano essere semisdraiati e appoggiati sul gomito sinistro, così da poter usufruire della mano destra per prendere il cibo posto su un tavolino accanto al letto.

Prima l'eterìa mangiava, il cibo era offerto dal padrone di casa, ma anche il gruppo poteva contribuire. Finita la cena i servi ripulivano dai rimasugli e iniziava il simposio vero e proprio:
i simposiasti si cospargevano di unguenti e poi veniva portato loro il vino che doveva essere diluito con dell'acqua, veniva mescolato in un grande cratere e ognuno degli invitati aveva il proprio bicchiere (kiulix) che veniva riempito da schiavi.

Solo il primo brindisi era fatto con vino non diluito, poi si facevano altri tre brindisi sacri: uno agli dei celesti, uno agli eroi e uno a Zeus, poi si procedeva con un canto "inno".

Dopo i brindisi vi erano gare, giochi e brindisi successivi.
I simposiati narravano aneddoti e favole, giocavano a dadi e facevano gare di abilità.
Il gioco più diffuso era il "còttabo", di origine siciliana.

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