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La saggezza dell' "uomo di Chio" (Omero)


Nella poesia di Semonide compare anche il ricordo di Omero,"l'uomo di Chio" dall'infinita saggezza,protagonista di alcuni distici elegiaci,ispirati dalla celebre similitudine fra l'uomo e le foglie. In essi il poeta esprime la sua visione pessimistica sul destino degli uomini,i quali non pensano alla brevità della loro esistenza e si abbandonano a speranze che non si realizzeranno mai. Agli occhi del poeta,la giovinezza appare come il tempo delle illusioni e delle grandi aspirazioni destinate a morire senza essere state realizzate,perchè,inebriato da un'energia e da una gioia di vivere e di agire che sembrano eterne,nessuno pensa alla triste sapienza insita nelle parole di Omero. Tuttavia,l'ammaestramento che il poeta ricava da esse,e che rivolge al destinatario dei suoi versi,è molto lontano dalle concezioni esistenziali dell'epos,che insegnavano a compensare la brevità della vita con l'eternità della fama e del ricordo;la lezione di Semonide si esaurisce in un gaudeamus igitur,che,invece di un tragico eroismo,suggerisce piuttosto un'ardente brama di felicità e di piaceri.


Una sola cosa,bellissima, disse l'uomo di Chio:
"Quale la stirpe delle foglie,tale quella degli uomini".
Pochi dei mortali,dopo aver accolto nelle orecchie
queste parole,se le impressero in cuore;in ciascuno,
infatti,è innata la speranza,che sboccia nel cuore dei giovani.
Quando qualcuno dei mortali possiede l'amabile fiore di gioventù,
con animo leggero progetta cose irrealizzabili;
nè ha alcun pensiero della vecchiaia o della morte,
nè,quando è sano,si preoccupa della malattia.
Sciocchi,quelli che hanno questa mentalità.e non sanno
che il tempo della giovinezza e dell'esistenza è breve
per i mortali. Ma tu che l'hai capito,al limitare della vita,
fatti forza,godendoti nell'anima i beni.

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