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Pindaro, Ode Nemea X, Il mito di Polluce e Castore

La tradizione omerica conosceva già i Tindaridi, eroi mortali come tutti gli altri, non ancora i Dioscùri divini. Sulle porte Scee, infatti, Elena scorge tutti gli eroi achei ma lamenta di non scorgere i due comandanti, Càstore cavaliere e Pollùce pugilatore, suoi fratelli per parte di madre. In un poema ciclico della seconda metà del settimo secolo, invece, l'apoteosi della coppia è già avvenuta. Dei due fratelli è detto che Castore era figlio di Leda e Tindaro e che era mortale; di Polluce, invece, che era figlio di Leda e di Zeus e che era divino.Castore venne ucciso durante il combattimento contro i figli di Afareo. Polluce, visto il fratello esanime, ritenne inutile il dono dell'immortalità dovendo vivere senza il fratello e, con il consenso di Zeus, riscattò la morte di Castore in cambio del suo sacrificio: a turno avrebbero trascorso un giorno sull'Olimpo e un giorno nell'Ade, incontrandosi solo sulla strada del ritorno. I due fratelli vennero successivamente divinizzati e già nelle liriche di Alceo i Tindaridi sono divenuti i Dioscuri, celebrati come dèi salvatori, che nella tempesta si mostrano come fulgida fiamma, sempre uniti, coppia di dei che proteggono i naviganti in pericolo. Tra Omero e Alceo i Canti cipri, in cui Castore è ucciso da Ida e Polluce uccide Ida e Linceo, ottenendo da Zeus l'immortalità a giorni alterni.
Pindaro, nel mito della decima Nemea, accetta la redazione dei Canti cipri ma ne rivisita il racconto, dandogli nuovo splendore.
Tindaro, re di Sparta, padre di Castore e Clitemnestra, nonchè padre putativo di Polluce ed Elena, aveva tre fratelli, Icario, Afareo e Leucippo. I figli di Afareo, Ida e Linceo, si fidanzarono con le figlie di Leucippo, Febe e Ilaria. Castore e Polluce, innamorati di queste giovani, le rapirono e le sposarono. Dopo aver superato le discordie e dopo aver combattuto insieme ai cugini in una impresa in Arcadia, Castore e Polluce tendono un agguato ai cugini, depredandoli della loro parte di bottino. L'insidia portata da Ida e Linceo in risposta all'offesa dei cugini, determinò la morte di Ida, Linceo e Castore. Da questo episodio il sacrificio della propria immortalità in favore del fratello da parte di Polluce.
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