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Mimnermo, frammento 6 West, Morire a sessant’anni

Mimnermo ritorna sul tema della vecchiaia, il cui inizio viene fissato al sessantesimo anno di età. Superato questo limite cronologico, dopo il quale cominciano gli affanni, il poeta si augura di morire.
Il distico, di cui si ignora il contesto, ripropone un motivo privilegiato del pensiero di Mimnermo, che si trova anche nei frammenti 1, 2, 4, 5 West: la morte è preferibile alla vecchiaia, portatrice solo di malattie e opprimenti angosce.
Pur nella brevità, il componimento introduce un elemento nuovo: l’individuazione dell’età di sessant’anni quale soglia dell’odiata vecchiaia, limite oltre il quale diviene difficile godere le gioie dell’amore. La riflessione del poeta esprime perfettamente il “libero atteggiamento mentale ionico che si pone al disopra della vita e, movendo da un determinato orientamento soggettivo, è capace di pensarla nella sua totalità e, dov’essa perda il suo valore, di augurarsela troncata”.

Inoltre, fissando l’inizio della vecchiaia a sessant’anni, il poeta pare alludere anche ad aspetti sociali e politici della sua cultura: “l’opzione di Mimnermo … sembra quasi presupporre una legge come quella ‘antica’ della ionica Ceo, che prevedeva la morte per gli ultrasessantenni o come quella romana arcaica che condannava almeno alla ‘morte politica’ i sessantenni (secondo la formula proverbiale "sexagenarios de ponte deicere").

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