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Menandro

Menandro pone al centro del teatro l'uomo, calato nella quotidianità, disinteressato alla politica e rigirato nel privato. Elementi fondamentali sono il realismo e la "tuche", la fatalità che accompagna eventi e personaggi.

Vita:
Nasce ad Atene da famiglia nobile nel 341 a.C. e fu nipote (o allievo) del comico Alessi. Coetaneo di Epicuro, fu amico di Teofrasto e Demetrio Falerèo (oligarchico moderato) e, quando questi fu cacciato da Demetrio Poliorcete (democratico), riuscì a restare ad Atene grazie a un parente di Poliorcete. Infatti non lasciò mai Atene, rifiutando gli inviti ad Alessandria e in Macedonia.
Esordì in teatro nel 332 e vinse le Lenee. Per la prima volta, nel 315 a.C., vinse le Dionisie. Muore nel 291, si dice annegando mentre nuotava in mare.

Opere:
In 30 anni di carriera fece rappresentare 105 commedie, vincendo solo otto volte. Lo schema delle commedie è fisso: vi sono due innamorati, separati all'inizio, che riescono a coronare il loro sogno d'amore e la loro felicità turbata da un equivoco.


Il Misantropo: È l'unica intera, risalente al 316 in gioventù.

Trama:
Cnemone è un misantropo che vive solo con la figlia e la serva, dopo aver costretto la moglie a rifugiarsi presso il figlio di primo letto, Gorgia. Il giovane Sostrato si innamora della figlia di Cnemone: Cnemone caccia a sassate il messo del giovane che gliela chiede in moglie. Cnemone cade in fondo a un pozzo, lo salvano Sostrato e Gorgia; Cnemone adotta Gorgia e gli chiede di cercare un marito per la figlia (sceglie Sostrato) e lui (Gorgia) sposa la sorella di Sostrato. Alle nozze partecipa anche Cnemone, trascinato da un servo (finale Aristofanesco).

Analisi:
Protagonista è Cnemone, il misantropo, che vive lontano dalla vita sociale, autosufficiente (in "autarkeia"). La caduta nel pozzo lo cambia, ma per poco. La trama amorosa qui è marginale, le parti sono tra loro sconnesse, lo scioglimento delle peripezie è schematico. I personaggi sono dei tipi fissi, quali il misantropo, il servo. Poco marcata la "Tuche" (l'innamoramento è opera del Dio Pan).


L'arbitrato: Lacunosa. Risalente a dopo il 304, epoca della maturità. Fu poi copiata da Terenzio nell'Hecyra (suocera).

Trama:
Carisio, ubriaco, violenta Panfile a una festa e ignaro la sposa. Panfile espone il figlio coi gioielli di riconoscimento. Carisio, pensando a un tradimento, va a vivere dall'amico Cherestrato, con la prostituta Abrotono. Il bambino è raccolto dal pastore Davo, che lo dà a Sirisco e tiene i gioielli per sé. Ma Sirisco vuole anche i gioielli, quindi i due litigano, con il padre di Panfile che fa da arbitro. Il servo di Carisio riconosce l'anello del padrone e grazie ad Abrotono i due ritornano insieme.

Analisi:
Una situazione moralmente inaccettabile si conclude col ripristino della normalità, non per un colpo di scena, ma per il carattere dei personaggi. Carisio torna dalla moglie prima di sapere che il figlio è suo, conscio della debolezza umana. Abrotono svolge un ruolo inconsueto, è generosa e disinteressata, permette il trionfo dell'amore reciproco. La "tuche" svolge un ruolo marginale: sono i personaggi che modificano il loro destino. È una società dell'interesse: Davo vuole i soldi e Smicrine (padre di Panfile) non è interessato ai sentimenti della figlia, ma solo alla sua dote, che il genero potrebbe sperperare con un'etera.


La donna di Samo (Samìa): È lacunosa e di datazione incerta. Una vera e propria commedia degli equivoci.

Trama:
Plangone, sedotta da Moschione (figlio del vicino di casa), ha un figlio, che viene poi affidato a Criside, concubina del padre di Moschione, Demea. Demea finisce per credere che il figlio sia davvero di Criside (che secondo lui lo ha tradito col proprio figlio, Moschione) e caccia la concubina di casa. Criside si rifuggia da Nicerato, padre di Plangone, che però capisce chi sono i veri genitori del bambino e vuole ucciderlo. Moschione rivela la verità a Demea e egli rassicura Nicerato circa le serie intenzioni del figlio. Moschione infine vorrebbe partire come soldato, offeso dal padre, ma poi si sposa.

Analisi:
Commedia degli equivoci. Il colpo di scena non scioglie la vicenda, ma la innesca: la "tuche" mette a dura prova legami familiari di affetto, sincerità e generosità. La Samìa ci informa sugli antefatti nel suo monologo, mentre, nel prologo, Moschione si vergogna di aver violentato Panfile. Particolare è la forza della Samìa, che si attribuisce la maternità per aiutare i protagonisti. Mancano scene buffonesche e il linguaggio è privo di volgarità.


La donna tosata: È conservata in cinque papiri e datata dopo il 314.

Trama:
Moschione ama Glicera, la abbraccia e Polemone le fa tagliare i capelli, convinto che ella (sua concubina) lo tradisca. In realtà Moschione e Glicera sono fratelli, salvati da una vecchia che fa adottare lui a Mirrine e lei la dà come concubina a Polemone, rivelandole solo dopo la verità. Glicera, andata via, si rifugia da Mirrine e le rivela ogni cosa. Polemone, pentito, manda il servo Sosia per avere notizie, arrabbiandosi di più quando viene a sapere che lei abita con Moschione. Viene calmato da Pateco, un vicino di casa, che si scopre essere il padre di Moschione e Glicera. Avviene il riconoscimento e Glicera e Polemone si sposano.

Analisi:
Elementi della commedia nuova: equivoco, rivalità in amore, riconoscimento. Polemone è un militare, ma è diverso dal 'tipo': è sensibile, si pente. Tipiche sono invece le figure dei servi, che sottolineano la comicità tradizionale. Recita il prologo la divinità dell'ignoranza, che anticipa anche la conclusione (ignoranza poiché i due ignorano di essere fratelli e tutto lasciava presagire che si sarebbero messi insieme. Ecco perché interviene la "Tuche").


Lo Scudo: Ne conserviamo circa la metà (400 versi).

Trama:
Il pedagogo Davo, che accompagnava Cleostrato, lo ritiene morto, poiché trova il suo scudo in pezzi (in realtà il giovane sta tornando in patria). Suo zio Smicrine decide di sposarsi con la sorella di Cleostrato, sua nipote, ereditiera dei soldi del fratello, che però è impegnata con Cherea, figliastro di Cherestrato, fratello di Smicrine. Per scongiurare le nozze, secondo un'idea di Davo, Cherestrato si finge morto e Smicrine punta sua figlia, ancora più ricca della nipote. [Parte mancante] Lieto fine: Cherea sposa la sorella di Cleostrato e Cleostrato la figlia di Cherestrato.

Analisi:
È la commedia della "Tuche": è lei a creare la vicenda e lei a risolverla. Il protagonista è il servo Davo, astuto (per la prima volta presente nella commedia). La convivenza 'di fatto' è un legame importante, escluso dalle caricature: al contrario, chi come Smicrine vorrebbe sfruttare il matrimonio, viene punito (cliché della commedia greca dell'avaro beffato).


Lo Stile:
Il registro è medio delle classi colte greche, il greco è l'attico che diventerà Koinè. La metrica è decisamente semplice.

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