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L’Epigramma

L’Epigramma (letteralmente “scritto sopra”) si contrappone alla tradizione orale e si prefigge la continuità nel tempo, anche dopo la morte: la prima persona a diventare immortale fu En-hedu-Ana; nessuno prima di lei aveva messo il proprio nome in un'opera, fu la prima poetessa del mondo, sacerdotessa del dio Nanna a Ur, figlia dell primo “imperatore” del mondo.
Originariamente l’epigramma veniva utilizzato per commemorare un defunto o per la consacrazione di un oggetto; in epoca ellenistica, diventerà la poesia dell’amore e del simposio, fino al carattere satirico, e assume valore letterario autonomo. La sua forma metrica è il distico elegiaco e le due caratteristiche generali sono l᾿ολιγοστικια (brevitas) e il labor limae; il suo valore dipendeva da questi due fattori: più l’epigramma era breve, maggiormente permetteva la raffinatezza formale e determinava quindi la sua preziosità. Ricordiamo che Callimaco affermò “Mega biblìon, mega kakòn”. Il suo duplice uso determinò lo sviluppo di due scuole di pensiero: la scuola dorico-peloponnesiaca rimaneva legata all’ambiente cittadino, quindi rappresentavano l’aspetto tradizionale dell’epigramma; la scuola ionico-alessandrina prediligeva i tempi nuovi e dunque i temi amorosi dall’arte preziosa ed elitaria.

Oltre varie raccolte minori, l’Antologia Palatina è la più vasta raccolta di epigrammi di epoca bizantina; è suddivisa in 15 libri - anche se è abitudine attribuire un sedicesimo libro, l’Antologia Planudea - sulla base dell’argomento: erotico, dedicatorio, sepolcrale, omoerotico, simposiale, satirico, componimenti di vario metro o persino enigmi.

Leonida (di Alessandria): componeva prevalentemente su committenza epigrammi spesso lunghi ed elaborati, con un tono tutto particolare, che spesso sfociavano in fantasie noire.
Asclepiade: poeta doctus che prediligeva componimenti erotici e simposiali, tra edonismo e malinconia.
Nosside (di Locri): visse all’inizio del secolo III a.C. Era la poetessa d’amore per eccellenza in una famiglia aristocratica legata alla comunità femminile; assumeva il ruolo analogo alla Saffo di Lesbo. Rilevante è il fatto che le fosse stato commissionato l’epigramma che commemorava la vittoria dell’esercito cittadino.

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