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Apollonio Rodio

Nacque ad Alessandria intorno al 295 a.C. e, presso la corte dei Tolomei, ottenne l’incarico di bibliotecario, con il compito di educare il futuro Tolomeo III di Evergete.
Vi sono notizie contraddittorie riguardo i suoi rapporti con Callimaco: una versione lo vede seguace di Callimaco, l’altra parla di una contesa letteraria fra i due. Quel che è certo è che i due sono lontani in quanto scelte artistiche: Apollonio è d’impianto tradizionale, mentre Callimaco polemizza aspramente tale scelta.
Trasferitosi a Rodi, un’altra delle capitali culturali del tempo, rimaneggia la sua opera maggiore, le Argonautiche, alle quali è legata la sua fama - altre opere sono andate perdute.

Si sviluppano in 4 libri e rispettano i canoni aristotelici (unità di tempo, luogo e azione); narrano il viaggio per la conquista del vello d’oro e in un certo senso presentano una struttura a chiasmo per quanto riguarda l’amore, tema assai caro al pubblico di Alessandria: la prima parte è caratterizzata dall’amore fisico, al quale gli argonauti si dedicano sull’isola di Lemno, la seconda all’amore spirituale per Medea.

E’ un poema d’impianto tradizionale, costruito su una saga mitica in luoghi paralleli all’Odissea omerica, ma allo stesso tempo se ne distacca: le Argonautiche sono concepite per la lettura privata, destinata ad un pubblico colto e letterato; Apollonio attua la scomposizione del sistema formulare e aderisce alla poesia ellenistica, evitando ripetizioni. In alcuni tratti si nota la vicinanza al bozzetto: è costituito da piccole scene - appunto bozzetti - concluse in se stesse, si parla di “poema del frammento”, e viene evidenziato l’aspetto psicologico dei personaggi, che lo avvicina ad Euripide.

Il libro III è quello che suscita maggiore attenzione: emerge la figura di Medea, che grazie al suo amore - e anche al filtro magico preparato da essa - aiuta Giasone nella conquista del vello d’oro, uccidendo padre e fratello, e scappando dalla “civiltà di vergogna” verso quella “di colpa”. E’ una Medea del tutto diversa da quella presentata nella tragedia euripidea: giovane, innamorata, innocente. Al confronto, i personaggi maschili - lo stesso Giasone insieme agli argonauti - appaiono mediocri, vuoti, negativi; dei veri e propri antieroi. Per questo, alcuni, hanno interpretato le Argonautiche come il poema di Medea.

Il poema rappresenta una rinascita del genere epico, grazie al suo virtuosismo non privo di sperimentazione. Conobbe vasta fortuna: verrà tradotto in latino e Virgilio ne sarà profondamente influenzato.

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