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Verlaine, Paul- Languore
Il sonetto, apparso sulla rivista “Il gatto nero” nel 1883, è ritenuto per i suoi contenuti uno dei manifesti del nascente Decadentismo.
Un’epoca di crisi e di noia senza rimedio
Languore sintetizza con efficacia il diffuso senso di decadenza che circola nella cultura del tempo. Il poeta paragona la vita attuale a quella dell’impero romano all’epoca delle invasioni barbariche: un’età di crisi e sfinimento, di noia esistenziale. Tra l’altro Verlaine parla di «fine della decadenza» (v. 1), dunque del momento finale di questo declino. La sofferenza nasce non da un evento preciso ma, come dice il titolo, da un indeterminato «languore». Il poeta mette in evidenza questo sentimento, così incompatibile con la mentalità borghese, che è concreta e pragmatica. Egli non sa come reagire alla noia, da cui anzi si sente irresistibilmente attirato. Un’invincibile pigrizia lo frena, una paralisi: la storia e la vita sembrano riguardare altri (i vigorosi «Barbari bianchi», v. 2); per il poeta, e per chi gli vive accanto, tutto sembra finito, è così e non ci si può fare nulla. Ormai, si legge nel testo, è impossibile fare nuove esperienze, perché «Tutto è bevuto, tutto è mangiato!» (v. 11), anche in senso intellettuale: l’arte e la cultura paiono ridursi a un inutile gioco (comporre «acrostici indolenti», v. 3), lontanissimo dalla vita reale. Non rimane pertanto che abbandonarsi al «tedio» (v. 14).
Gli aspetti formali
Sul piano dello stile, il testo è costruito nella forma lirica tradizionale del sonetto. I versi, caratterizzati nell’originale francese da una raffinatissima musicalità, sembrano dare vita a una scena apparentemente oggettiva: arrivano i barbari e gli ultimi Romani assistono all’invasione senza reagire, non hanno nulla da opporre. A questo quadro esterno, che ricorda le raffinate figurazioni dei parnassiani, Verlaine aggiunge però qualcosa di più: un sentimento interiore, una condizione dell’animo, che il poeta attribuisce non solo a sé, ma all’intera generazione dei suoi contemporanei.
Annotazioni
1. Sono l’impero … decadenza: io sono (cioè mi sento) come l’Impero romano nella sua fase finale, subito prima del disfacimento.
2. guarda passare: il poeta osserva con distacco, senza reagire all’invasione.
3. Barbari bianchi: gli invasori germanici erano di pelle chiara.
4. acrostici: giochi di parole (nell’acrostico le lettere iniziali di ogni verso formano parole di senso compiuto). L’io lirico intende dire che ha abbandonato la vera poesia, perché non ha più niente da dire.
5. indolenti: svogliati, annoiati.
6. dove danza … d’oro: dove rosseggia il sole al tramonto (il languore del sole), raffinatissimo nei suoi colori (d’oro). Il poeta contempla da lontano questo sole che, prima di tramontare, manda i suoi ultimi, splendidi bagliori; sempre da lontano egli osserva l’invasione dei barbari, cioè la vita che avanza.
7. cruente: sanguinose.
8. debole … propositi: la spossatezza e l’incapacità di partecipare e reagire caratterizzano lo stato d’animo decadente.
9. Tutto è bevuto!: il poeta non ha più curiosità o interessi; allo stesso modo i Romani degli ultimi secoli non si attendevano più nulla dalla storia.
10. Batillo: attore famoso al tempo di Augusto (I secolo d.C.), ma poi dimenticato.
11. Solo: sottintendi: “Rimane”.
12. un poema un po’ fatuo: un testo poetico un po’ vano, inutile.
13. frivolo: superficiale.
14. tedio: in francese ennui, è la noia esistenziale, un senso angoscioso di vuoto. Equivale al languore del verso 4 e allo spleen di Baudelaire
Il sonetto, apparso sulla rivista “Il gatto nero” nel 1883, è ritenuto per i suoi contenuti uno dei manifesti del nascente Decadentismo.
Un’epoca di crisi e di noia senza rimedio
Languore sintetizza con efficacia il diffuso senso di decadenza che circola nella cultura del tempo. Il poeta paragona la vita attuale a quella dell’impero romano all’epoca delle invasioni barbariche: un’età di crisi e sfinimento, di noia esistenziale. Tra l’altro Verlaine parla di «fine della decadenza» (v. 1), dunque del momento finale di questo declino. La sofferenza nasce non da un evento preciso ma, come dice il titolo, da un indeterminato «languore». Il poeta mette in evidenza questo sentimento, così incompatibile con la mentalità borghese, che è concreta e pragmatica. Egli non sa come reagire alla noia, da cui anzi si sente irresistibilmente attirato. Un’invincibile pigrizia lo frena, una paralisi: la storia e la vita sembrano riguardare altri (i vigorosi «Barbari bianchi», v. 2); per il poeta, e per chi gli vive accanto, tutto sembra finito, è così e non ci si può fare nulla. Ormai, si legge nel testo, è impossibile fare nuove esperienze, perché «Tutto è bevuto, tutto è mangiato!» (v. 11), anche in senso intellettuale: l’arte e la cultura paiono ridursi a un inutile gioco (comporre «acrostici indolenti», v. 3), lontanissimo dalla vita reale. Non rimane pertanto che abbandonarsi al «tedio» (v. 14).
Gli aspetti formali
Sul piano dello stile, il testo è costruito nella forma lirica tradizionale del sonetto. I versi, caratterizzati nell’originale francese da una raffinatissima musicalità, sembrano dare vita a una scena apparentemente oggettiva: arrivano i barbari e gli ultimi Romani assistono all’invasione senza reagire, non hanno nulla da opporre. A questo quadro esterno, che ricorda le raffinate figurazioni dei parnassiani, Verlaine aggiunge però qualcosa di più: un sentimento interiore, una condizione dell’animo, che il poeta attribuisce non solo a sé, ma all’intera generazione dei suoi contemporanei.
Annotazioni
1. Sono l’impero … decadenza: io sono (cioè mi sento) come l’Impero romano nella sua fase finale, subito prima del disfacimento.
2. guarda passare: il poeta osserva con distacco, senza reagire all’invasione.
3. Barbari bianchi: gli invasori germanici erano di pelle chiara.
4. acrostici: giochi di parole (nell’acrostico le lettere iniziali di ogni verso formano parole di senso compiuto). L’io lirico intende dire che ha abbandonato la vera poesia, perché non ha più niente da dire.
5. indolenti: svogliati, annoiati.
6. dove danza … d’oro: dove rosseggia il sole al tramonto (il languore del sole), raffinatissimo nei suoi colori (d’oro). Il poeta contempla da lontano questo sole che, prima di tramontare, manda i suoi ultimi, splendidi bagliori; sempre da lontano egli osserva l’invasione dei barbari, cioè la vita che avanza.
7. cruente: sanguinose.
8. debole … propositi: la spossatezza e l’incapacità di partecipare e reagire caratterizzano lo stato d’animo decadente.
9. Tutto è bevuto!: il poeta non ha più curiosità o interessi; allo stesso modo i Romani degli ultimi secoli non si attendevano più nulla dalla storia.
10. Batillo: attore famoso al tempo di Augusto (I secolo d.C.), ma poi dimenticato.
11. Solo: sottintendi: “Rimane”.
12. un poema un po’ fatuo: un testo poetico un po’ vano, inutile.
13. frivolo: superficiale.
14. tedio: in francese ennui, è la noia esistenziale, un senso angoscioso di vuoto. Equivale al languore del verso 4 e allo spleen di Baudelaire