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Manzoni – Vita e Scritti principali


Nella prima metà dell’ ‘800 si sviluppò in tutta Europa una grande corrente artistica e culturale, che prese il nome di Romanticismo. Il Romanticismo esaltava il sentimento, la fantasia e il mistero.
Il termine “Romantic” apparve per la prima volta in Inghilterra verso la metà del 17° secolo.
Le idee romantiche si diffusero molto velocemente anche in Italia e il rappresentante ufficiale del Romanticismo italiano fu Giovanni Berchet, autore della “Lettera semiseria di Grisotomo al figlio” che ne fu il manifesto.
I temi principali del Romanticismo furono: l’amore, il sentimento umano, la religiosità, il rapporto con la natura e il senso di patria. I generi letterari più importanti del Romanticismo furono: la lirica e il romanzo storico.
Uno degli autori più importanti dell’ ‘800 italiano fu Alessandro Manzoni.

Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785.
Il matrimonio tra Giulia Beccaria e Pietro Manzoni ebbe breve durata, infatti i due si separarono nel 1792, e il loro disaccordo segnò l’infanzia dello scrittore che fu costretto a girovagare da un collegio all’altro.
Nel 1805 Manzoni raggiunse la madre a Parigi. Nel 1808 sposò ENRICHETTA BLONDEL, una giovane ginevrina di fede calvinista, convertitasi poi al cattolicesimo. Il matrimonio segnò l’inizio di una profonda meditazione spirituale che si concluse con la conversione di Manzoni alla religione cattolica.
Dopo il 1810 tornò a Milano.
In pochi anni compose:
•“Gli Inni Sacri”, cinque composizioni poetiche che celebravano le più importanti ricorrenze della Chiesa: La Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, La Passione e La Pentecoste; fu pubblicata tra il 1812 e il 1815;
•“Le Odi”: “Marzo 1821” e “Il cinque maggio” sono due componimenti civili nei quali Manzoni rifletteva sui fatti storici che stava vivendo;
•“Le Tragedie”, scritte tra il 1820 e il 1822 e sono due: “Il conte di Carmagnola” e “L’ADELCHI”;
•“I Promessi Sposi”, un romanzo storico considerato l’opera più importante del Romanticismo italiano, scritto tra il 1821 e il 1840.
Dopo il 1833 la vita di Manzoni fu turbata da una serie di lutti familiari, infatti vide morire i sei figli, la moglie, la madre e la seconda moglie.
Nel 1861 fu nominato senatore del Regno d’Italia dal re Vittorio Emanuele II.
Morì a Milano nel 1873, venerato come il letterato italiano più rappresentativo del secolo.

I Promessi Sposi


Questo romanzo storico fu scritto tra il 1821 e il 1823, in parlato toscano.
Manzoni ambientò la vicenda nella Lombardia del ‘600, ricostruendo la cultura di quel tempo, descrivendo anche i grandi eventi dell’epoca come la peste, la guerra e la fame.
Manzoni in quest’opera mise al centro il popolo, infatti i protagonisti sono due popolani: Renzo Tramaglino e Lucia Mondella.
La vicenda si svolse in Lombardia tra il 1628 e il 1630, quando dominavano gli spagnoli.
Renzo e Lucia erano de giovani operai che decisero di sposarsi, ma il loro matrimonio venne impedito dalle minacce dei bravi, che erano al servizio di Don Rodrigo, il signorotto del luogo, che si era invaghito di Lucia.
Dopo tante peripezie, come il tentativo di rapimento di Lucia organizzato da Don Rodrigo, i tumulti scoppiati a Milano in seguito alla scarsità di pane dove si fece coinvolgere anche Renzo, il secondo rapimento della promessa sposa da parte dell’Innominato (un malfattore a cui si rivolse Don Rodrigo), e l’arrivo della peste che colpì anche Renzo e Lucia che fortunatamente guarirono, i due giovani riuscirono a sposarsi.
Dopo il matrimonio i due si trasferirono in una località del bergamasco, dove Renzo trovò un lavoro mentre Lucia si dedicò alla famiglia.


Renzo e Lucia: I Promessi Sposi


Questo passo è tratto dal romanzo “I Promessi Sposi” e si tratta del secondo capitolo.
Don Abbondio, dopo l’incontro con i bravi, trascorse una notte agitata tra la ricerca delle scuse per non celebrare il matrimonio.
Renzo, la mattina delle nozze, andò da Don ABBONDIO per vedere a che ora si dovevano fare trovare in chiesa, ma il curato gli rispose che quella mattina non avrebbe potuto celebrare il matrimonio perché stava male e anche perché doveva sbrigare degli imbrogli.
Renzo appena sentì questa risposta si alterò, e il curato spaventato spostò la data delle nozze la settimana seguente. Renzo se ne andò ad avvertire Lucia, ma uscendo incontrò Perpetua, la quale gli fece intendere che al mondo c’erano persone prepotenti. Allora il giovane andò nuovamente dal curato e con le minacce lo costrinse ad ammettere che Don Rodrigo voleva impedire le nozze.
Così, desideroso di chiedere spiegazioni a Lucia, Renzo si incamminò verso la casa della promessa sposa che si trovava fuori dal villaggio.
Appena arrivato, una bambina si mise a gridare che c’era lo sposo, il quale le disse di chiamare Lucia in disparte e dirle che le doveva parlare; la bambina riferì tutto a Lucia in privato, la quale, senza un presentimento, scese di corsa le scale.
Renzo vedendo Lucia le disse che per quel giorno non si sarebbero potuti sposare e le raccontò l’accaduto; la promessa sposa quando sentì il nome di Don Rodrigo arrossì e tremò, facendo capire a Renzo che sapeva tutto. Lucia corse a chiamare Agnese, sua madre, e a dire alle altre che per quel giorno il matrimonio non si sarebbe fatto perché il curato stava male.
Le donne se ne andarono e si sparsero a raccontare a tutti l’accaduto, alcune per la curiosità andarono fino all’uscio del curato per verificare se era davvero ammalato. Perpetua, dalla finestra, disse a tutte loro che aveva un febbrone da cavallo, e con quella frase pose fine alle supposizioni che le donne avevano formulato nelle loro menti e che ormai cominciavano ad accennarsi nei loro discorsi.


La monaca di Monza


Il passo “La monaca di Monza” è tratto dal romanzo “I Promessi Sposi”.
Dopo la loro fuga, Renzo, Lucia e Agnese arrivarono a Monza, ma furono costretti a separarsi. Renzo andò a Milano; Lucia e Agnese andarono in un convento, dove il padre guardiano, dopo aver letto la lettera di Fra Cristoforo, li portò dalla superiora, Suor Gertrude, una monaca di grande potere che proveniva da una nobile famiglia spagnola, la quale le doveva proteggere.
Lucia e Agnese furono accompagnate da un frate cappuccino e, arrivati al convento, furono accompagnate dal padre guardiano dalla superiora che si trovava nel parlatorio, ritta dietro una finestra.
Il suo aspetto, che poteva dimostrare circa venticinque anni, era di una bellezza stanca, sfiorita, triste e scomposta. Suor Gertrude trascurava le regole che dovevano seguire le suore, infatti la vita era molto attillata e dal velo nero usciva una ciocca di capelli nera.
Il padre guardiano, con garbo e riverenza, presentò alla suora Lucia e Agnese, le quali le facevano grandi inchini; Suor Gertrude fece un cenno con la mano per dire che bastava e poi disse che per lei era una fortuna fare un piacere ai loro amici, i padri Cappuccini, però voleva conoscere meglio il caso della giovane per vedere cosa poteva fare.
Lucia, appena sentì pronunciare il suo nome, diventò rossa e abbassò la testa.


L’assalto al forno


Il passo “L’assalto al forno” è tratto dal romanzo “I Promessi Sposi”.
Il giorno dopo che Renzo arrivò a Milano, le strade e le piazze erano piene di persone, molto arrabbiate per la mancanza di pane.
Dalle botteghe dei fornai uscivano, di mattina presto, i garzoni, che con una grossa cesta carica di pane lo andavano a portare alle case dei nobili.
Il primo ragazzo che portava il pane, fu circondato; la folla buttò a terra la gerla, il canovaccio si tolse e una tiepida fragranza si diffuse intorno, così presero tutto il pane e coloro a cui non era toccato niente andarono a cercare altri garzoni.
Andarono in un forno chiamato “Forno delle grucce”. Quelli della bottega, appena sentirono le grida della folla, chiusero tutto a chiave e uno andò a chiamare il capo di giustizia. Quando quest’ultimo arrivò, pregò la gente di andarsene a casa, ma non gli obbedirono e ci fu una rivolta dove due ragazzi vi rimasero morti.
Alla fine la folla sfondò la porta, quelli che erano dentro la bottega scapparono in soffitta; la gente così si mise a rubare pane, farina e pasta per fare il pane.
Mentre quel forno veniva saccheggiato, nessun altro forno della città era tranquillo, infatti i padroni stavano sulle difese e distribuivano pane alla gente che si affollava davanti alle botteghe.
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