Gli Its ci salveranno dalla disoccupazione?

ragazzi degli its al lavoro

Questa mattina nelle stanze del Miur sono stati presentati i dati di Indire sugli Its, e le novità che si prospettano con la Buona Scuola. Il modello degli Istituti Tecnici Superiori, di matrice tedesca, offre una formazione altamente professionalizzante e fino ad esso l'approccio è sembrato vincente. Secondo le rilevazioni aggiornate al 21 ottobre 2015, il tasso di occupazione dei corsisti è dell'80%. Oggi che l’alternanza scuola-lavoro è il leit-motiv del triennio di tutte le scuole superiori, è questa la strada da percorrere per evitare l'incubo della crisi del lavoro? Quel che è sicuro è che l'attrattiva verso il mondo dei percorsi tecnici alternativi all'università sta crescendo di anno in anno e di conseguenza si sviluppa l'offerta formativa: ecco quale sarà il futuro degli Its.

GLI ITS SI MOLTIPLICANO – Ad oggi si contano ben 82 Istituti Tecnici Superiori in tutta Italia, e dal 2010 (anno dell'attivazione) è cresciuto anche il numero dei percorsi: nel 2014 se ne sono contati ben 114 dai 6 iniziali, e nel solo anno passato hanno coinvolto ben 6mila corsisti. Ad oggi, per il 2015, si è arrivati a ben 4.600 circa e i dati sono parziali. L'esplosione non può che essere dovuta non solo all'altissima qualità della didattica e alla formazione di figure professionali tecniche che ad oggi hanno grande fascino tra i ragazzi, ma anche all'attivo coinvolgimento di migliaia di imprese. Dati alla mano sono più di 3.100 le realtà che partecipano a vario titolo ai percorsi degli Its. E sono le stesse che cercano proprio quei tecnici che queste scuole "sfornano" ogni anno.

IL FUTURO DEGLI ITS: PIU' RISORSE - Nonostante l'espansione di questi ultimi anni, secondo i dati Indire, il nostro paese è quello in Europa dove questi percorsi vengono battuti meno. Tuttavia il futuro vedrà gli Its crescere esponenzialmente, non solo nei numeri ma anche nella qualità. Come succederà? Partiamo dalle risorse nazionali alla premialità. Dal 2016 avranno in incremento e passeranno dal 10% al 30%. Più soldi, più possibilità. Non solo. I percorsi acquisiranno un punteggio, sia sulla valutazione complessiva sia sul tasso di occupazione dei diplomati, che dovrà rimanere alto: chi non raggiunge questi standard non verrà finanziato o addirittura, se avrà cattivi risultati per 3 anni consecutivi, si vedrà togliere la possibilità di rilasciare il titolo nazionale. Si prevede poi l'utilizzo delle risorse dai Fondi Strutturali Europei per i Programmi Operativi Nazionali per ben 20 milioni. Per finire, il Miur ha annunciato l'utilizzo di fondi del Piano Nazionale della Ricerca proprio per lo sviluppo dei progetti degli Its. Una commissione nazionale presso il ministero avrà poi il compito di valutare, con il supporto scientifico di Indire e il contributo di enti e imprese, il livello di qualità e di innovazione dei diversi percorsi.

IL FUTURO DEGLI ITS: PIU' AREE DI SPECIALIZZAZIONE - Si amplierà poi l'offerta formativa, per creare sempre più figure professionali altamente competitive: verranno proposte 12 aree di specializzazione per attività di ricerca applicata in collaborazione con le imprese e con i soggetti interessati, nonché potenziate le attività di formazione continua e servizi a favore delle aziende e l'apprendistato. Gli ambiti in cui ci si potrà formare sono i più vari: si va dall'aerospazio alla chimica verde, al blue growth (sviluppo sostenibile area marina) al design e alle tecnologie per la vita.

IL FUTURO DEGLI ITS: PIU' CONNESSIONI - Una delle caratteristiche principali degli Its è stata, finora, lo stretto contatto con il territorio. Pur mantenendo questa peculiarità, i prossimi anni vedranno queste scuole sfidarsi nell'allargare i propri orizzonti puntando verso l'estero e stabilendo nuove connessioni. Cosa vuol dire? Che le fondazioni saranno valutate e monitorate al 2017 sulla capacità di attrarre risorse e collaborazioni anche da altre regioni e paesi. Dovranno poi saper gestire una rete di reciproci rapporti con gli altri Its, non solo italiani. Svilupperanno poi la capacità di progettare più percorsi anche su profili diversi o multisede, interregionali o internazionali.

Carla Ardizzone

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