Hai presente quel telefono che desideravi da mesi, quelle scarpe che continuavi a guardare online o quel traguardo che sembrava poterti cambiare la vita? Prima di ottenerli non pensavi ad altro. Poi, finalmente, sono arrivati.
L'entusiasmo è durato qualche giorno, forse qualche settimana, e all'improvviso quello che desideravi così tanto ha smesso di sembrarti speciale. Come se la felicità promessa fosse svanita proprio nel momento in cui avresti dovuto cominciare a godertela.
Se ti è capitato, sappi che qualcuno aveva già provato a spiegare questo paradosso oltre due secoli fa.
Si chiamava Arthur Schopenhauer, era un filosofo tedesco dell'Ottocento e aveva una visione dell'esistenza decisamente poco ottimista: secondo lui, gli esseri umani sono destinati a oscillare continuamente tra il dolore provocato dai desideri insoddisfatti e la noia che arriva quando finalmente riescono ad appagarli.
Ma perché succede? E soprattutto, cosa può insegnarci oggi un pensatore vissuto molto prima degli smartphone, dei social network e dello shopping online? Ecco 5 frasi di Schopenhauer per capire perché vogliamo sempre qualcosa di nuovo e facciamo così fatica ad accontentarci di ciò che abbiamo.
Indice
- "I due nemici della felicità umana sono il dolore e la noia"
- "L'illusione svanisce quando il nostro obiettivo è stato raggiunto"
- "Ciò che un uomo è contribuisce alla sua felicità molto più di ciò che possiede"
- "È consigliabile porre limiti molto moderati alle nostre aspettative"
- "La ricchezza della mente lascia sempre meno spazio alla noia"
"I due nemici della felicità umana sono il dolore e la noia"
È probabilmente uno dei concetti più conosciuti della filosofia di Schopenhauer, nonché il punto di partenza per comprendere il nostro rapporto con i desideri.
Nell'opera Aforismi sulla saggezza della vita, il filosofo descrive l'esistenza come un'oscillazione continua tra due condizioni: da una parte la sofferenza, dall'altra la noia.
Quando desideriamo qualcosa che non possediamo, avvertiamo una mancanza. Siamo impazienti, immaginiamo quanto saremo felici una volta raggiunto l'obiettivo e concentriamo su di esso gran parte delle nostre energie.
Quando finalmente lo otteniamo, però, quella tensione scompare. E con lei, molto spesso, anche una parte dell'entusiasmo.
Pensiamo a uno studente che trascorre mesi a preparare un esame particolarmente difficile. Prima della prova sogna soltanto il momento in cui potrà finalmente rilassarsi. Ma una volta superato l'esame, dopo qualche giorno di meritato riposo, potrebbe ritrovarsi già a cercare un nuovo obiettivo.
Per Schopenhauer, questo meccanismo non è un'eccezione: è una caratteristica fondamentale della condizione umana.
"L'illusione svanisce quando il nostro obiettivo è stato raggiunto"
A volte il momento più emozionante non è quello in cui realizziamo un desiderio, ma il periodo in cui aspettiamo di poterlo soddisfare.
Schopenhauer osserva che gli ostacoli e la distanza che ci separano da un traguardo contribuiscono a farcelo apparire straordinariamente desiderabile. Il problema è che l'immagine che costruiamo nella nostra mente può essere molto più entusiasmante della realtà.
Un esempio? Immagina di mettere da parte dei soldi per mesi per acquistare una console. Guardi recensioni, confronti modelli, immagini le ore che trascorrerai giocando. Quando finalmente la compri, sei felicissimo.
Poi passano le settimane, ti abitui ad averla e cominci a desiderare qualcos'altro.
Il filosofo ci invita a riflettere proprio su questa distanza tra aspettativa e soddisfazione: talvolta non desideriamo soltanto un oggetto o un risultato, ma anche tutte le emozioni che immaginiamo possa regalarci.
Ed è qui che nasce la delusione. Non sempre ciò che otteniamo è in grado di mantenere tutte le promesse che gli avevamo attribuito.
"Ciò che un uomo è contribuisce alla sua felicità molto più di ciò che possiede"
Se raggiungere un obiettivo o acquistare qualcosa di nuovo non garantisce una soddisfazione duratura, da dove può arrivare una felicità più stabile? Per Schopenhauer, una parte importante della risposta si trova dentro di noi.
Negli Aforismi sulla saggezza della vita, il filosofo distingue tra ciò che siamo, ciò che possediamo e il modo in cui veniamo considerati dagli altri. E attribuisce un'importanza fondamentale alla prima dimensione.
Detto in parole semplici, la nostra serenità dipende anche dalle capacità, dagli interessi e dalle risorse interiori che sviluppiamo, non soltanto dalle cose che riusciamo ad accumulare.
È una riflessione particolarmente attuale in un'epoca in cui i social ci mostrano continuamente persone alle prese con nuovi acquisti, viaggi, successi professionali e traguardi apparentemente perfetti.
Il rischio è convincersi che la felicità sia sempre un passo più avanti: nel prossimo telefono, nella prossima vacanza, nel prossimo risultato.
Per Schopenhauer, invece, coltivare la propria personalità e i propri interessi può offrire qualcosa che il possesso di un oggetto, da solo, difficilmente riesce a garantire.
"È consigliabile porre limiti molto moderati alle nostre aspettative"
Quante volte hai pensato: "Quando succederà questa cosa, finalmente sarò felice"? Magari quando finirai la scuola, entrerai all'università, troverai un lavoro o raggiungerai l'indipendenza economica.
Avere obiettivi è importante, ma Schopenhauer mette in guardia da un atteggiamento piuttosto comune: caricare un singolo traguardo di aspettative così grandi da considerarlo la soluzione a ogni insoddisfazione.
Nei suoi scritti, il filosofo suggerisce di ridimensionare le pretese legate ai piaceri, al possesso di beni materiali e al riconoscimento sociale.
Non significa necessariamente rinunciare alle proprie ambizioni. Significa, piuttosto, riconoscere che nessun successo può cancellare definitivamente ogni difficoltà.
Un voto alto può regalare una soddisfazione enorme, ma non impedirà l'arrivo di altri esami. Una vacanza può essere meravigliosa, ma non renderà entusiasmante ogni giornata successiva.
La riflessione che possiamo ricavare oggi dal pensiero di Schopenhauer è semplice: desiderare qualcosa va benissimo, purché non trasformiamo ogni desiderio nella promessa di una felicità perfetta e permanente.
"La ricchezza della mente lascia sempre meno spazio alla noia"
Arriviamo così alla domanda più interessante: se la noia è una componente ricorrente dell'esistenza, possiamo almeno imparare a gestirla? Per Schopenhauer, una delle risorse più importanti è rappresentata dalla vita intellettuale.
Negli Aforismi sulla saggezza della vita, sostiene che una mente ricca di interessi, capace di osservare, approfondire e riflettere, sia meno esposta alla necessità di cercare continuamente nuovi stimoli esterni.
In altre parole, non dobbiamo per forza riempire ogni momento libero con qualcosa da comprare, ottenere o conquistare.
Leggere un libro, imparare a suonare uno strumento, approfondire un argomento che ci incuriosisce o coltivare una passione possono offrire soddisfazioni diverse da quelle legate al possesso di un oggetto.
Non perché siano attività magicamente capaci di eliminare la noia, ma perché permettono di sviluppare interessi che non si esauriscono necessariamente nel momento in cui raggiungiamo un risultato.
Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del pensiero di Schopenhauer per chi oggi vive circondato da notifiche, contenuti e stimoli continui.
Perdere interesse per qualcosa che desideravamo tanto non significa automaticamente che quel desiderio fosse sbagliato. Può semplicemente ricordarci quanto siano mutevoli le nostre aspettative e quanto rapidamente ci abituiamo alle novità.
Schopenhauer non ci offre una ricetta per essere sempre felici. Anzi, la sua filosofia mette profondamente in discussione l'idea stessa di una felicità continua.
Ci lascia però una domanda su cui vale la pena riflettere: stiamo davvero cercando qualcosa che desideriamo, oppure siamo già alla ricerca della prossima cosa da desiderare?