"Da lunedì mi metto a studiare seriamente". Oppure: "Domani recupero tutto". E magari quel domani si trasforma in dopodomani, poi nella settimana successiva, fino a quando la verifica è ormai dietro l'angolo e il programma da ripassare sembra una montagna impossibile da scalare.
Rimandare gli impegni è un'abitudine che accomuna moltissimi studenti, soprattutto quando davanti ci sono compiti difficili, interrogazioni impegnative o esami che sembrano ancora lontanissimi.
Eppure, la tendenza a rimandare quello che dovremmo fare non è certo nata con gli smartphone, i social network e le notifiche che ci distraggono continuamente.
Già oltre duemila anni fa, infatti, il poeta latino Quinto Orazio Flacco rifletteva sul valore del tempo, sull'incertezza del futuro e sull'importanza di vivere consapevolmente il presente.
Nato nel 65 a.C., Orazio è passato alla storia anche per una delle espressioni latine più famose di sempre: carpe diem, ovvero «cogli l'attimo». Un invito che, letto con attenzione, contiene molto più di un semplice incoraggiamento a godersi la vita.
Dalle sue opere possiamo ricavare cinque lezioni utili anche per affrontare la procrastinazione nello studio, imparare a gestire meglio le giornate e smettere di aspettare il momento perfetto per cominciare.
Indice
- "Carpe diem": cogli l'attimo, anche quando devi studiare
- "Mentre parliamo, il tempo è già fuggito": attenzione ai minuti che sprechiamo
- "Chi ha cominciato è già a metà dell'opera": il primo passo è quello decisivo
- "Osa essere saggio, comincia": non aspettare di sentirti pronto
- "Aspetta che il fiume smetta di scorrere": il momento perfetto non esiste
"Carpe diem": cogli l'attimo, anche quando devi studiare
È probabilmente la frase latina più conosciuta al mondo: "Carpe diem", tratta dall'undicesima ode del primo libro delle Odi di Orazio.
L'espressione viene comunemente tradotta con «cogli l'attimo», ma il suo significato è più profondo di quanto possa sembrare. Nello stesso verso, infatti, Orazio aggiunge quam minimum credula postero, invitando ad affidarsi il meno possibile al domani.
Il poeta non sta suggerendo di vivere senza responsabilità, quanto piuttosto di riconoscere il valore del presente, perché il futuro rimane inevitabilmente incerto. Applicato allo studio, questo insegnamento assume un significato particolare.
Quante volte rinunciamo a cominciare perché ci diciamo che domani saremo più concentrati, più riposati o semplicemente più motivati? Il problema è che il momento perfetto potrebbe non arrivare mai. E intanto gli argomenti da studiare continuano ad accumularsi.
Mettere in pratica il carpe diem potrebbe significare qualcosa di molto semplice: anziché aspettare lunedì per aprire il libro, dedicare già oggi venti minuti a un argomento.
Non occorre necessariamente completare tutto il programma in una sola sessione. A volte, per cambiare un'abitudine, basta iniziare a utilizzare diversamente il tempo che abbiamo a disposizione.
"Mentre parliamo, il tempo è già fuggito": attenzione ai minuti che sprechiamo
Sempre nell'ode dedicata al carpe diem, Orazio scrive un'altra frase particolarmente suggestiva: "Dum loquimur, fugerit invida aetas", che possiamo tradurre con "Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già fuggito".
L'immagine è potente: il tempo continua a scorrere anche mentre ne discutiamo, senza aspettare che siamo pronti a utilizzarlo.
Per uno studente del XXI secolo, questa riflessione può avere un significato molto concreto. Pensiamo a quando prendiamo il telefono per controllare una notifica e, quasi senza accorgercene, passiamo mezz'ora a scorrere video sui social.
Oppure a quando trascorriamo più tempo a organizzare lo studio che a studiare davvero, cambiando continuamente programmi, applicazioni e calendari. La lezione di Orazio è imparare a riconoscere il valore del tempo mentre lo stiamo vivendo, evitando di accorgerci troppo tardi di averlo lasciato scorrere.
Un piccolo esercizio può essere quello di osservare come trascorriamo le nostre giornate, distinguendo i momenti dedicati allo studio, al riposo e alle distrazioni. Attenzione, però: non significa dover essere produttivi ogni minuto. Anche il tempo libero, le passioni e le pause hanno un valore fondamentale.
"Chi ha cominciato è già a metà dell'opera": il primo passo è quello decisivo
C'è una frase di Orazio che sembra scritta apposta per chi continua a rimandare i compiti: "Dimidium facti, qui coepit, habet", ovvero "Chi ha cominciato ha già compiuto metà dell'opera".
La troviamo nelle Epistole, precisamente nella seconda epistola del primo libro, dove il poeta riflette sull'importanza di intraprendere un percorso di miglioramento senza continuare a rinviarlo.
Naturalmente, non dobbiamo interpretarla alla lettera: aprire un libro non significa aver già imparato metà del programma.
Il messaggio riguarda piuttosto una difficoltà che conosciamo tutti molto bene: spesso la parte più complicata di un'attività è proprio trovare la determinazione per iniziarla.
Quando abbiamo davanti cinquanta pagine da studiare, per esempio, il lavoro può sembrare così impegnativo da spingerci a evitare completamente il problema. Ma se decidiamo di affrontare soltanto il primo paragrafo, l'obiettivo diventa immediatamente più gestibile.
"Osa essere saggio, comincia": non aspettare di sentirti pronto
Nello stesso passaggio delle Epistole, Orazio aggiunge un'altra esortazione:
"Sapere aude, incipe", traducibile con "Osa essere saggio, comincia".
Due parole, sapere aude, che nei secoli sarebbero diventate particolarmente celebri, anche grazie al filosofo Immanuel Kant, che le avrebbe riprese come espressione simbolica dell'Illuminismo.
Ma nel testo di Orazio troviamo anche un elemento fondamentale: l'invito a cominciare. E proprio questo è uno degli ostacoli che possono incontrare gli studenti.
C'è chi rimanda lo studio perché pensa di non avere abbastanza tempo, chi perché teme di non capire gli argomenti e chi perché vorrebbe prepararsi soltanto quando si sente completamente concentrato.
Eppure, aspettare di avere tutte le condizioni ideali rischia di diventare una scusa per non mettersi mai alla prova. Il consiglio che possiamo ricavare dalle parole del poeta latino è quello di affrontare gli impegni con un atteggiamento più pratico.
"Aspetta che il fiume smetta di scorrere": il momento perfetto non esiste
Tra le immagini più efficaci utilizzate da Orazio per parlare del tempo ce n'è una che sembra descrivere perfettamente la procrastinazione. Nelle Epistole, il poeta racconta di un contadino che aspetta che un fiume smetta di scorrere prima di attraversarlo.
Ma il problema è evidente: il fiume continua a fluire e continuerà a farlo. In latino, il passaggio recita: "Rusticus expectat dum defluat amnis; at ille labitur et labetur". L'immagine serve a descrivere chi continua a rimandare il momento di agire, aspettando condizioni che potrebbero non verificarsi mai.
E non è forse quello che accade quando uno studente promette di iniziare a ripassare soltanto dopo aver sistemato la scrivania, trovato il quaderno perfetto o concluso tutti gli altri impegni?