
Cambiare scuola o università, accettare un'opportunità, dichiararsi alla persona che ci piace o semplicemente scegliere da dove cominciare quando abbiamo mille cose da fare.
Prendere decisioni non è sempre facile, soprattutto quando la paura di sbagliare rischia di bloccarci. E se qualche consiglio arrivasse direttamente dall'antica Roma?
A oltre duemila anni di distanza, Giulio Cesare continua a essere ricordato per le sue conquiste militari, le strategie politiche e alcune delle frasi più celebri della lingua latina.
Espressioni nate in circostanze storiche ben precise che, lette con gli occhi di oggi, possono offrire spunti interessanti su coraggio, determinazione, capacità di scegliere e gestione degli imprevisti.
Ecco cinque frasi attribuite a Cesare o tratte dalle sue opere, con il loro significato e qualche suggerimento per applicarle alla vita quotidiana.
Indice
- "Alea iacta est": il momento di decidere
- "Veni, vidi, vici": dalle intenzioni ai fatti
- "Fere libenter homines id quod volunt credunt": il bias di conferma secondo Cesare
- "Si non omnia caderent secunda, fortunam esse industria sublevandam": la fortuna si sostiene con l'impegno
- "Eatur quo deorum ostenta et inimicorum iniquitas vocat": trova il coraggio di fare il primo passo
"Alea iacta est": il momento di decidere
"Alea iacta est" significa "il dado è tratto". Secondo lo storico Svetonio, Cesare pronunciò questa frase nel 49 a.C., nel momento in cui attraversò il fiume Rubicone con il proprio esercito.
Nella versione riportata da Svetonio le parole sono "Iacta alea est". Nell'uso comune, invece, si è affermato l'ordine "Alea iacta est".
"Veni, vidi, vici": dalle intenzioni ai fatti
"Veni, vidi, vici" significa "venni, vidi, vinsi". Cesare usò questa espressione per celebrare la vittoria contro Farnace II, re del Ponto, nella battaglia di Zela del 47 a.C.
Secondo il racconto di Svetonio, la frase comparve su un cartello esibito durante il trionfo romano di Cesare.
"Fere libenter homines id quod volunt credunt": il bias di conferma secondo Cesare
"Fere libenter homines id quod volunt credunt" significa "generalmente gli uomini credono volentieri a ciò che desiderano". La riflessione compare nel "De bello Gallico", libro III, capitolo 18.
La frase descrive la tendenza a dare più peso alle informazioni che confermano le idee già esistenti, un meccanismo oggi collegato al bias di conferma.
"Si non omnia caderent secunda, fortunam esse industria sublevandam": la fortuna si sostiene con l'impegno
"Si non omnia caderent secunda, fortunam esse industria sublevandam" significa "se non tutto fosse andato per il verso giusto, bisognava sostenere la fortuna con l'impegno". Il riferimento si trova nel "De bello civili", libro III, capitolo 73.
Nel testo Cesare riporta il discorso che rivolse ai suoi soldati dopo una battuta d'arresto.
"Eatur quo deorum ostenta et inimicorum iniquitas vocat": trova il coraggio di fare il primo passo
"Eatur quo deorum ostenta et inimicorum iniquitas vocat" significa "Andiamo dove ci chiamano i presagi degli dèi e l'ingiustizia dei nemici".
Anche questa frase è tramandata da Svetonio e viene collocata nel momento decisivo dell'attraversamento del Rubicone.
Secondo il racconto antico, Cesare avrebbe pronunciato queste parole immediatamente prima del celebre Iacta alea est, interpretando gli eventi come un segnale per procedere.