
Negli anni è diventata una vera e propria leggenda: “se firmi all’orale, qualche punto lo prendi comunque”. Una di quelle dicerie che resistono di Maturità in Maturità, come se bastasse la presenza per strappare un voto di consolazione.
Ma se già prima si configurasse come una fake news, con la Maturità 2026, il Ministero ha introdotto una regola ferrea che dissipa ogni dubbio: fare scena muta volontaria significa bocciatura, anche se si è già raggiunta la soglia minima di crediti per superare l'esame.
Non esiste alcun bonus presenza o voto di consolazione; il colloquio assegna da 0 a 20 punti basandosi esclusivamente sulle competenze e sul merito dimostrati davanti alla commissione.
Ecco la verità sul funzionamento del punteggio, sulla fine della "scena muta volontaria" e sui nuovi punti bonus previsti da quest'anno.
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No, la firma all’orale non vale punti
Partiamo dal mito più diffuso: la firma non vale nessun punto. Non c’è alcun “bonus presenza”, né un voto minimo garantito solo perché ci si siede davanti alla commissione. Non era così prima, e a maggior ragione non sarà così adesso.
Il punteggio dell’orale viene deciso esclusivamente sulla base della griglia di valutazione nazionale, che tiene conto di competenze, chiarezza espositiva, capacità di collegamento e padronanza dei contenuti.
In pratica, la commissione può assegnare da 0 a 20 punti per il colloquio, in base alla qualità della prova. Presentarsi e firmare non basta: serve dimostrare di aver compreso, ragionato, collegato i temi del percorso scolastico e del materiale proposto.
“Scena muta” uguale bocciatura
Fino alla scorsa edizione dell'esame c’era chi decideva di affrontare l’orale scegliendo il silenzio come forma di protesta. Da quest’anno non sarà più possibile.
La nuova disposizione del ministro Giuseppe Valditara stabilisce che chi sceglie volontariamente di non rispondere alle domande della commissione verrà bocciato, indipendentemente dal punteggio già ottenuto tra scritti e crediti.
Lo spirito della norma punta valorizzare il colloquio come momento di verifica reale delle competenze e non come un atto formale. Il silenzio, quindi, sarà considerato una rinuncia alla prova stessa che ti farà ripetere l’anno.
Sì, ma non sempre: il fattore intenzionalità
Chiariamo però un dettaglio fondamentale per evitare inutili allarmismi: la bocciatura automatica scatta esclusivamente se lo studente si sottrae volontariamente al colloquio. La norma, quindi, punisce una precisa intenzionalità, come il silenzio utilizzato in segno di protesta o il rifiuto netto di rispondere.
Al contrario, se la scena muta è il risultato di una preparazione insufficiente o di un blocco emotivo legato all'ansia da esame, non è prevista alcuna esclusione. In questi casi, la commissione si limiterà ad assegnare un voto basso (che comunque non sarà mai 0) che si sommerà ai crediti e agli scritti, incrementando di poco il punteggio finale ma senza decretare la bocciatura del candidato.
Maturità 2026: i nuovi punti bonus
Cambiano anche i punti bonus, ridotti rispetto agli anni precedenti. Se finora i commissari potevano concedere fino a 5 punti extra, dalla prossima edizione il tetto massimo scende a 3 punti.
Per poterli ottenere, inoltre, lo studente deve aver raggiunto almeno 90 punti complessivi, sommando crediti e prove d’esame. Solo in quel caso la commissione potrà assegnare fino a tre punti aggiuntivi, come riconoscimento di un risultato particolarmente meritevole.