
Hai appena finito una serie, hai passato mezz'ora su TikTok, hai risposto a tutti i messaggi: e adesso non sai più cosa fare. Succede anche se le possibilità di intrattenimento sembrano infinite, e la spiegazione arriva da un autore che hai probabilmente incontrato sui banchi di scuola, Giacomo Leopardi.
Due secoli fa il poeta rifletteva già sul rapporto tra noia, desiderio e felicità, arrivando a una conclusione che riguarda da vicino chi oggi passa le giornate tra smartphone e social: avere sempre qualcosa da fare non significa sentirsi soddisfatti.
Nello Zibaldone, attraverso la sua teoria del piacere, Leopardi sostiene che l'essere umano desidera una felicità senza limiti, mentre le esperienze piacevoli che può vivere sono inevitabilmente limitate.
Prima di un concerto o di una vacanza immaginiamo quanto sarà bello il momento, ma una volta vissuto l'entusiasmo si attenua, e si comincia già a desiderare altro.
All'interno delle Operette morali, il Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare presenta la noia come ciò che riempie gli spazi che piacere e dolore lasciano vuoti. Possiamo continuare a cercare distrazioni senza riuscire a eliminarla del tutto.
E anche se Leopardi non ha mai scritto un manuale per affrontare la noia, dalla sua filosofia possiamo ricavare tre spunti utili per vivere diversamente i momenti vuoti della giornata.
Indice
Allena l'immaginazione ogni giorno
Per Leopardi l'immaginazione ha un ruolo centrale nel rapporto tra desiderio e piacere. La realtà ha dei limiti precisi, mentre la fantasia permette di figurarsi possibilità che vanno oltre ciò che si ha davanti agli occhi.
È il meccanismo che emerge ne L'infinito, dove è proprio la siepe a impedire la vista dell'orizzonte a diventare il punto di partenza per immaginare spazi sconfinati.
Un modo concreto per allenarla è dedicare dieci minuti al giorno a immaginare scenari, luoghi o storie lontani dalla routine quotidiana: un posto mai visitato, un'avventura, un dialogo immaginario con qualcuno.
Capita, a chi lo prova anche solo sull'autobus o in attesa fuori da un'aula, di accorgersi che la mente si muove più facilmente di quanto sembrasse. Non serve un foglio né un obiettivo preciso: basta lasciar vagare i pensieri invece di cercare subito un contenuto da scorrere sul telefono.
Scrivi per te stesso, anche solo pensieri sparsi
Lo stesso Leopardi teneva un diario di pensieri sparsi, lo Zibaldone, migliaia di pagine in cui annotava riflessioni e osservazioni senza un ordine prestabilito.
Tenere un diario, o anche solo scrivere pensieri sparsi su un quaderno o nelle note del telefono, trasforma la noia in materiale creativo personale. Capita di mettersi a scrivere senza una meta precisa e di ritrovare, dopo qualche riga, un'idea o un ricordo che altrimenti sarebbe rimasto inespresso.
Funziona meglio senza l'ansia della pagina perfetta: come per lo Zibaldone, conta più l'abitudine ad annotare ciò che passa per la testa che la forma del testo.
Cerca stimoli nuovi, oltre ai contenuti da scorrere
Per Leopardi aggiungere distrazioni non garantisce di sentirsi più soddisfatti, perché il desiderio umano tende sempre verso qualcosa di ulteriore. Il discorso cambia quando lo stimolo nuovo chiede di mettersi in gioco, invece di limitarsi a scorrere un feed.
Esplorare un posto mai visto della propria città, provare un'attività che non si è mai fatta o leggere un genere diverso dal solito sono modi per spostare l'attenzione dal consumo passivo a un'esperienza vissuta in prima persona.
A molti studenti capita di accorgersi che una giornata passata così, senza nulla di straordinario in programma, lascia più soddisfazione di un pomeriggio intero sui social.
È la stessa distanza tra attesa e realtà che Leopardi racconta nel Sabato del villaggio, dove il momento più pieno non è la festa attesa, ma il tempo che la precede.