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La subordinata interrogativa indiretta



Osserviamo le seguenti frasi:

1. Milites dicere quid fugissent non poterant. (Liv.)
2. Non quaero quis hic sit Claudius. (Cic.)
3. Etenim in qua urbe verser intellego. (Cic.)
4. Pater meus Hamilcar quaesivit a me vellemne secum in castra proficisci. (Nep.)

Gli elementi evidenziati nelle frasi di esempio introducono le frasi interrogative dirette, e precisamente:
• avverbio interrogativo,
• pronome interrogativo,
• aggettivo interrogativo,
• particella enclitica interrogativa.

In questo caso, però, introducono frasi subordinate: le interrogative indirette.

Le interrogative indirette sono, come le infinitive, subordinate completive: esse costituiscono cioè il soggetto o l’oggetto del verbo della frase reggente; avranno pertanto funzione soggettiva, se il verbo della reggente ha una forma impersonale, o oggettiva, se il verbo della reggente ha un soggetto espresso.
Le interrogative indirette hanno sempre il verbo al congiuntivo, in rapporto di consecutio col verbo della sovraordinata.

Traduciamo:

1. “I soldati non potevano dire perché erano fuggiti.”
2. “Non chiedo chi sia questo Claudio.”
3. “E infatti capisco in che città mi trovo.”
4. “Mio padre Amilcare mi chiese se volessi partire con lui per gli accampamenti.”

In quanto completive, dipendono solo da alcune categorie di verbi, quelli che possono avere, in virtù del loro significato, come oggetto o soggetto una domanda: ovviamente i verbi dell’area semantica del chiedere, ma anche verbi del dire e del sapere, i verbi di percezione; come abbiamo visto anche per le infinitive, le interrogative indirette possono anche dipendere da sostantivi e locuzioni di significato analogo (come in italiano: “dimmi chi hai chiamato alla festa”; “non so quando arriverà Alberto”; “ho sentito cosa hai detto”; “all’esame scritto c’era una domanda su chi sia stato il primo presidente americano”).

Pertanto studieremo:
• Gli elementi interrogativi che le introducono;
• I tempi in cui si trova il congiuntivo;
• I verbi che possono reggere interrogative indirette.

Per comprendere e rendere correttamente in italiano una frase che contiene un’interrogativa indiretta bisogna:
• individuare la principale e tradurla per prima (anche quando in latino è posta dopo)
• individuare e tradurre l’interrogativa, partendo sempre dall’elemento interrogativo (pronome, avverbio, particella…)
• ricordare che l’interrogativa va sempre dopo la sua reggente, sia quando ha funzione soggettiva che quando ha funzione oggettiva

La struttura sintattica: elementi introduttivi

Come abbiamo visto, le interrogative indirette sono introdotte dagli stessi elementi sintattici di quelle dirette. In particolare:

Interrogative parziali

Sono introdotte da:
• avverbi interrogativi;
• pronomi e aggettivi interrogativi;

Come abbiamo visto dagli esempi, questi elementi funzionano esattamente come nelle interrogative dirette. Si traducono giustapponendo l’interrogativa indiretta alla frase reggente senza altri nessi:
Quaero quo eas, “chiedo dove vai”;
Dic mihi quis sit, “dimmi chi è”; etc.

Interrogative totali

Sono introdotte:
• da -ne enclitico;
• da num (senza sfumature retoriche)

In italiano vengono introdotte dal connettore se.

Verane haec sint, adfirmare non audeo. (Plin. Iun.)
“Non oso dire con sicurezza se queste cose siano vere”.

Cum de domo tua dixero, tum videbo num mihi necesse sit de aliis etiam aliquid dicere. (Cic.)
“Quando avrò parlato della tua casa, allora vedrò se sarà necessario dire qualcosa anche a proposito di altre”.
Come si può vedere, in questo caso num non ha la sfumatura retorica che normalmente ha nelle interrogative dirette, in cui introduce una domanda che prelude a una risposta negativa, ma funge semplicemente da elemento introduttivo di un’interrogativa “autentica”.


Interrogative disgiuntive

Le interrogative indirette disgiuntive presentano gli stessi elementi delle disgiuntive dirette.

Tradurremo utrum e –ne con “se”, e an con “o”:

Controversia inde fuit utrum populi iussu indiceretur bellum an satis esset senatus consultum. (Liv.)
“Quindi vi fu una controversia se la guerra dovesse essere indetta per ordine del popolo, o se fosse sufficiente la delibera del senato”.

Interrogative indirette retoriche


Sia num che nonne usati in senso retorico, sono piuttosto rari nelle interrogative indirette: infatti l’interrogazione retorica è tipica del discorso diretto, in quanto l’incalzare delle domande fa leva sui sentimenti dell’ascoltatore. Una domanda retorica “riportata” perde gran parte del suo effetto.
Nel caso, tradurremo num sempre con “se”, e nonne con “se non”; possiamo, in entrambi i casi, aggiungere “forse”, per chiarire l’intento retorico:

Quaero num existimes Phidian ad voluptatem artes suas direxisse. (Cic.)
“Chiedo se forse tu pensi che Fidia abbia orientato la sua arte al piacere.” (ovviamente no, perché l’arte deve avere un fine morale).

Quaero igitur a te, L. Piso, nonne oppressam rem publicam putes. (Cic.)
“Chiedo dunque a te, Lucio Pisone, se non ritieni forse che lo stato sia oppresso.” (ovviamente sì)



Il verbo al congiuntivo: la consecutio temporum della posteriorità

Il verbo delle interrogative indirette è al congiuntivo. I tempi seguono la consecutio temporum, che conosciamo già nelle relazioni temporali di contemporaneità (presente e imperfetto) e anteriorità (perfetto e piuccheperfetto).
In virtù del suo significato, tuttavia, l’interrogativa indiretta spesso esprime un rapporto di posteriorità rispetto alla sovraordinata (è facile che una domanda verta sul futuro).
Il latino però non ha una forma di congiuntivo futuro: come nel caso dell’infinitiva, per esprimere la posteriorità si ricorre a una forma perifrastica, formata dal participio futuro del verbo unito al congiuntivo del verbo sum:

• congiuntivo presente, se nella sovraordinata c’è un tempo principale
• congiuntivo imperfetto, se nella sovraordinata c’è un tempo storico

Il participio futuro, in quanto costituisce la parte nominale del predicato, è sempre al nominativo, concordato per genere e numero col soggetto della frase.

Riportiamo una tabella che presenta tutte le relazioni temporali.

Reggente al presente o al futuro

Quaero
“Chiedo” Contemporaneità: congiuntivo presente
quis veniat
“chi viene” o “chi venga”
Anteriorità: congiuntivo perfetto
quis venerit
“chi è venuto” o “chi sia venuto”
Posteriorità: perifrastica attiva con sim…
quis venturus sit
“chi verrà”
Reggente al passato

Quaerebam
“Chiedevo” Contemporaneità: congiuntivo imperfetto
quis veniret
“chi venisse”
Anteriorità: congiuntivo piuccheperfetto
quis venisset
“chi fosse venuto”
Posteriorità: perifrastica attiva con essem…
quis venturus esset
“chi sarebbe venuto”


Attenzione:

• In dipendenza da tempo presente (e da passato prossimo), l’italiano può oscillare, nel rendere l’interrogativa indiretta, tra indicativo e congiuntivo:
Curio ex captivis quaerit quis castris ad Bagradam praesit. (Caes.)
“Curione chiede ai prigionieri chi è (oppure chi sia) al comando dell’accampamento a Bagrada”.

In dipendenza da tempi storici è invece più frequente il congiuntivo:
Varus quis esset aut quid vellet quaesivit. (Caes.)
“Varo chiese chi fosse e che cosa volesse”.

• Come nel caso delle infinitive, la posteriorità rispetto a un tempo storico si esprime col condizionale passato.
Exspectabant homines quidnam Verres acturus esset. (Cic.)
“Gli uomini aspettavano che cosa avrebbe fatto Verre”.

• E’ importante sottolineare che, come nel caso delle infinitive, nelle interrogative indirette la perifrastica attiva esprime solo la posteriorità, senza i valori di intenzione, imminenza e predestinazione che troviamo negli altri contesti sintattici.


I verbi e le locuzioni che possono reggere un’interrogativa indiretta

Le interrogative indirette, essendo subordinate completive, sono strettamente legate al verbo o alla locuzione che le introduce. E’ quindi utile considerare le aree semantiche a cui tali verbi o locuzioni appartengono:

• Chiedere: interrogo, peto …
• Dubitare: dubito, incertus sum …
• Sapere, informarsi: scio, constat …
• Pensare, valutare (anche a livello emotivo): considero, miror (meravigliarsi) …
• Dire: dico, ostendo (mostrare), …
• Importare, riguardare: pertinet, refert
• Percepire sentio,…


Rispetto al verbo reggente, le interrogative indirette possono avere funzione oggettiva o soggettiva:

Quaeritur etiam nunc quis eum nuntium miserit? (Cic.)
“Ci si chiede ancora chi abbia mandato quella notizia?”
Il verbo è alla forma impersonale, perché il soggetto è costituito dall’intera frase interrogativa, che ha quindi funzione soggettiva.

Varus Attius ille miles quid vellet quaesivit. (Caes.)
“Varo Attio chiese che cosa volesse quel soldato”.
Qui il verbo quaesivit è costruito personalmente, perché il soggetto è espresso: la proposizione interrogativa ne costituisce l’oggetto, e ha pertanto funzione oggettiva.
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