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La linguistica generale

La linguistica generale è la disciplina che si occupa dello studio della scienza del linguaggio e delle lingue; comprende più precisamente lo studio scientifico di esse.
Per studio scientifico s'intende una modalità del conoscere che prevede tre ordini di fatti e metodo.

1)Descrizione dell'oggetto di studio con un linguaggio chiaro, univoco e controllabile da tutti.

2)Formulazione di ipotesi dimostrabili che rendano ragione di una molteplicità di fatti particolari (ad esempio le leggi fisiche.)

3)Costante disponibilità all'autocorrezione, ossia costante verifica dei dati, e disposizione ad abbandonare una ipotesi quando questa viene confutata o superata da una migliore.

La linguistica generale, è anche definita come lo studio umano e delle lingue, per mezzo di osservazioni controllate e verificabili empiricamente con riferimento ad una qualche teoria generale della struttura linguistica.
Bisogna però tenere ben presente la distinzione tra due elementi fondamentali, la lingua e il linguaggio:

- Il linguaggio è una facoltà cognitiva, comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di caratteristiche proprie.

- Una lingua è un sistema di comunicazione (codice) umano su base verbale, che realizza le virtualità del linguaggio in quanto facoltà, pertanto possiamo imparare una lingua in quanto possessori del linguaggio. Lo sviluppo del medesimo, dipende da sollecitazioni esterne (educazione), altrimenti non si sviluppa la facoltà

Nelle zone con massime diversità biologiche, si sviluppano anche il maggior numero di lingue, soprattutto nella fascia tropicale, e sono parlate da piccoli gruppi di cento o mille persone.
Il numero di lingue non è stabile per diverse ragioni: morte, nascita e rinascita:

- Lingua morta: lingua che non ha parlanti nativi. La morte di una lingua consiste nella progressiva uscita dell'uso di una varietà e ciò normalmente corrisponde alla cessazione biologica del parlante. Ne è prova il cornico, lingua che fu parlata in Cornovaglia; infatti dopo la morte dell'ultimo parlante Penthrea nel 1777, la lingua venne dichiarata ufficialmente morta.

- Nascita di una lingua: il modo di nascita di una lingua nuova è la trasformazione di una lingua all'altra.
Es: latino --> volgare --> italiano.
Oppure una lingua può nascere per contatto fra comunità con lingue non inter-comprensibili: ad es. le lingue pidgin, sono state create per ragioni di scambio commerciale e hanno avuto origine da contatti tra lingue europee e autoctone, dove si è diffuso il colonialismo. Tra queste, inglese, francese e spagnolo, mescolate con lingue africane e amerindiane e del pacifico. La lingua lessificatrice o dominante da il lessico alle lingue pidgin, mentre le altre lingue forniscono un embrione molto stretto di grammatica. Possono durare anche poco tempo se viene meno la ragione per la quale sono nate, mentre se incontrano mezzi di comunicazione si implementa il suo lessico e le lingue si rafforzano, e in questo caso si parla di pidgin espanso. La caratteristica della lingua pidgin è che non viene tramandata. Viene insegnata ai bambini e si trasforma strutturalmente prendendo il nome di creolo (sviluppo del lessico e grammatica è la loro caratteristica principale).

- Rinascita di una lingua: l'unico caso è l'ebraico, che caratterizzava l'arco di tempo compreso tra il VI e il X secolo; si impara l'aramaico, mentre l'ebraico fu conservato come lingua liturgica. Alla fine dell'800 si cominciò ad insegnare a diverse famiglie trasferitesi dall'Europa alla Palestina. Nel 1921, diventa una delle lingue ufficiali dei territori palestinesi sotto il governo britannico. Mentre nel 1949 diventa la lingua ufficiale di Israele.


Vi sono però dei problemi sull'enumerazione delle lingue, per le difficoltà di classificazione di dialetti e varietà linguistiche, ma in realtà non esistono ragioni linguistiche per le quali una varietà è inferiore o superiore a un'altra. In linguistica si parla di varietà linguistiche, tanto per le lingue quanto per i dialetti.
Ogni anno vengono scoperte nuove lingue, soprattutto nelle foreste pluviali, dove le piccole tribù non sono mai venute a contatto con l'Occidente. Ad esempio i Mascho-Piro, avvistati per la prima volta nel Settembre 2007 al confine tra Perù e Brasile, e non si sa quale lingua parlino; probabilmente la loro lingua appartiene al gruppo arawacano

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