Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • L'Isola di Pasqua, scoperta nel 1722 dai velieri olandesi, è famosa per le sue misteriose statue megalitiche, i Moai, il cui significato rimane incerto.
  • La storia tradizionale racconta di una società prospera che si autodistrusse a causa del degrado ambientale e dell'ossessione per la costruzione dei Moai.
  • Nuove ricerche suggeriscono che l'isola era inizialmente coperta di alberi e che la deforestazione iniziò con l'arrivo dei polinesiani, non solo per l'azione umana.
  • La teoria di Alfred Metraux descrive la scomparsa della popolazione indigena come un genocidio perpetrato dagli europei, piuttosto che un ecocidio dovuto solo all'impatto ambientale.
  • Le cause del declino della civiltà di Rapa Nui includono guerre fratricide, carestie e malattie portate dagli europei, accanto alla deforestazione e all'esaurimento delle risorse.

In questo appunto di geografia si ripercorrono le varie storie e leggende che girano intorno alla misteriosa Isola di Pasqua, a ovest del Cile, e alle sue celebri statue megalitiche, il cui significato non è ancora del tutto chiaro agli archeologi e storici contemporanei.
Le misteriose leggende e teorie sull'Isola di Pasqua e i suoi Moai articolo

Isola di Pasqua: qual è la ricostruzione tradizionale?

Ogni anno migliaia di turisti di tutto il mondo compiono lunghi voli sopra il Pacifico meridionale per arrivare ad ammirare le celebri figure megalitiche dell’isola di Pasqua, un’isola appartenente allo stato del Cile ma situata a 3.601 km dalle sue coste, nel bel mezzo dell’oceano. Le grandi e misteriose statue in pietra che ne ricoprono la superficie, i misteriosi Moai, affascinano i visitatori dell’isola sin dal 1722. Quello fu l’anno in cui infatti tre velieri olandesi al comando dell'ammiraglio Jacob Roggeveen la scoprirono, rivelando al mondo la sua esistenza (l’isola all’epoca era abitata da una popolazione indigena che la chiamava “Rapa Nui”, la grande roccia). Sin da subito, molti furono gli interrogativi riguardo la realizzazione e il trasporto di queste grosse statue. la ricostruzione più diffusa della storia dell’isola narra che gli abitanti dell’isola, stabilitisi lì dalle isole vicine tra il 300 d.C. e il 1200, un tempo, avrebbero dato vita a una società fiorente e popolosa. Finirono però per provocare la propria rovina prosciugando tutte le risorse dell’isola e causando un grave degrado ambientale. In questa versione degli eventi, un piccolo gruppo di colonizzatori polinesiani sbarcò sull’isola. In un primo momento la popolazione aumentò lentamente, ma successivamente ci fu uno stop di crescita demografica e l’ossessione per la costruzione dei Moai (sculture) unita ad una cattiva gestione delle risorse dell’isola e al difficile clima oceanico, cominciarono ad esercitare una pressione ambientale sempre più forte. Alla fine, gli abitanti avevano ormai abbattuto in maniera irrimediabile la gran parte degli alberi dell’isola, scatenando carestie, che portarono a guerre fratricide e infine il crollo della civiltà. Come Jared Diamond, geografo e fisiologo dell’Università della California a Los Angeles, ipotizzò in un articolo del 1995, la popolazione dell’isola di Pasqua abbatté totalmente le foreste, provocò l’estinzione delle piante e degli animali che le popolavano e vide la propria complessa società degenerare in caos e cannibalismo.
Per ulteriori approfondimenti sull’Isola di Pasqua vedi qui

La nuova ricostruzione

Nonostante le teorie sull’esaurimento delle risorse, le carestie e le guerre fratricide siano plausibili e accertate come concause della fine della civiltà, nuovi dati indussero a modificare la visione tradizionale della storia di Rapa Nui. Come suggerisce l’antropologo Terry L. Hunt in un articolo pubblicato per la prima volta nel 2006 sull’American Scientist e subito ripreso dalla rivista italiana Scienze, ad un certo punto della storia dell’isola un piccolo gruppo di polinesiani sbarcò sull’isola di Rapa Nui e la trovò ricoperta di alberi e palme. Lo studio dei pollini dimostra infatti che l’albero della palma di cui era ricoperta l’isola comparve almeno 35.000 anni fa e resistette a numerosi cambiamenti climatici e ambientali. Sembra che gli abitanti dell’isola abbiano iniziato a costruite i Moai già poco dopo il loro arrivo, e dato un primo grande contributo alla deforestazione utilizzando il legno degli alberi per le loro attività sull’isola. La popolazione dell’isola ad un certo punto della sua storia raggiunse un picco di circa 3.000 persone o poco più, densità che rimase pressoché stabile fino all’arrivo degli europei. Le condizioni ambientali e la limitatezza di risorse infatti non potevano permettere un ulteriore incremento demografico. Un’ipotesi imputa la fine della civiltà e in particolare la deforestazione ai ratti. Non si sa se i ratti fossero passeggeri clandestini o una fonte di proteine per i navigatori polinesiani, ma probabilmente sbarcarono insieme ai primi colonizzatori e trovarono un ambiente favorevole: una disponibilità quasi illimitata di alimenti di alta qualità come il seme della palma, che pian piano andarono ad esaurire.
Per ulteriori approfondimenti sulle statue Moai vedi qui
Le misteriose leggende e teorie sull'Isola di Pasqua e i suoi Moai articolo

La lezione di Rapa Nui

Negli anni trenta del Novecento, una nuova teoria emerse tra le altre: quella dell’etnografo francese Alfred Metraux. Egli visitò l’isola di Rapa Nui e in seguito ne descrisse la fine come “una delle più orribili atrocità commesse dall’uomo bianco nei Mari del Sud”. Secondo la sua teoria a spazzar via la popolazione indigena fu quindi un vero e proprio genocidio ad opera dell’uomo europeo, non un ecocidio causato dai cambiamenti climatici e dalla scarsità di risorse (che certo contribuirono a diminuire la popolazione). I colonizzatori europei infatti, come successe con gli indigeni in America, portarono sull’isola la propria ferocia e numerose malattie, alle quali la popolazione non era preparata, come tifo e colera. Inoltre fecero di molti indigeni degli schiavi, portandoli fuori dall’isola, su cui ad un certo punto, nel 1877 rimasero addirittura solo centoundici persone. Una catastrofe ecologica avvenne realmente a Rapa Nui, ma la scomparsa misteriosa di questa civiltà fu la conseguenza di parecchie concause (carestie, clima rigido, deforestazione, guerre fratricide, esaurimento delle risorse) e non solo dell’imprevidenza umana.
Per ulteriori approfondimenti sull’Isola di Pasqua vedi qui
Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la storia tradizionale riguardante la civiltà dell'Isola di Pasqua?
  2. La storia tradizionale narra che gli abitanti dell'isola, giunti tra il 300 d.C. e il 1200, crearono una società fiorente ma si autodistrussero prosciugando le risorse, portando a carestie e guerre fratricide, come descritto da Jared Diamond.

  3. Quali nuove teorie sono emerse riguardo alla deforestazione dell'Isola di Pasqua?
  4. Nuove ricerche, come quelle dell'antropologo Terry L. Hunt, suggeriscono che la deforestazione potrebbe essere stata influenzata anche dai ratti, che sbarcarono con i colonizzatori polinesiani e contribuirono all'esaurimento delle risorse.

  5. Come ha influenzato l'arrivo degli europei la popolazione indigena di Rapa Nui?
  6. L'arrivo degli europei portò a un genocidio, con malattie come tifo e colera che decimarono la popolazione, e molti indigeni furono ridotti in schiavitù, come descritto dall'etnografo Alfred Metraux.

  7. Qual è il significato delle statue Moai per la cultura di Rapa Nui?
  8. Le statue Moai rappresentano un simbolo della cultura di Rapa Nui e della loro complessa società, la cui costruzione e trasporto rimangono avvolti nel mistero, affascinando storici e archeologi.

  9. Quali sono le concause della scomparsa della civiltà di Rapa Nui?
  10. La scomparsa della civiltà fu il risultato di molteplici fattori, tra cui carestie, cambiamenti climatici, deforestazione, guerre fratricide e l'impatto devastante dell'arrivo degli europei, non solo di una cattiva gestione delle risorse.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community