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La ricostruzione tradizionale

Ogni anno migliaia di turisti di tutto il mondo compiono lunghi voli attraverso il Pacifico meridionale per ammirare le celebri figure megalitiche dell’isola di Pasqua.
E’ dal 1772 che queste grandi statue di pietra, i moai, affascinano i visitatori. Ci furono degli interrogativo su come furono realizzate e trasportate queste opere conduce a delle domande.
Secondo la ricostruzione più diffusa del passato dell’isola, gli abitanti, un tempo avevano anche dato vita a una società fiorente e popolosa, ma finirono per provocare la propria rovina causando un grave degrado ambientale. In questa versione degli eventi,un piccolo gruppo di colonizzatori polinesiani sbarcò sull’isola.
In un primo momento la popolazione aumentò lentamente, ma successivamente ci fu un aumento demografico e l’ossessione per la costruzione dei moai (sculture), cominciarono a esercitare una pressione ambientale sempre più forte.

Alla fine, gli abitanti avevano ormai abbattuto gli alberi dell’isola, scatenando guerre, carestie e infine il crollo della loro cultura.
Jared Diamone, geografo e fisiologo dell’Università della California a Los Angeles, scrisse un articolo del 1995,la popolazione dell’isola di Pasqua abbatté totalmente le foreste,provocò l’estinzione delle piante e degli animali che le popolavano e vide la propria complessa società degenerare in caos e cannibalismo.

La nuova ricostruzione

Nuovi dati inducono a modificare la visione tradizionale della storia di Rapa Nui, scrive l’antropologo Terry L. Hunt in un articolo pubblicato per la prima volta nel 2006 su American Scientist e subito ripreso dall’italiana Scienze.
Secondo questa nuova versione e un piccolo gruppo di polinesiani sbarcarono sull’isola di Rapa Nui.
E trovarono un’isola ricoperta di alberi. Lo studio dei pollini dimostra infatti che la palma comparve almeno 35 000 anni fa e resistette a numerosi cambiamenti climatici e ambientali.
Sembra che gli abitanti dell’isola abbiano iniziato a costruite i moai poco dopo il loro arrivo. La popolazione umana raggiunse un picco di di circa 3 000 persone o poco più e rimase stabile fino all’arrivo degli europei. Le condizioni ambientali non potevano permettere un ulteriore incremento demografico. Per via dei ratti. Non si sa se i ratti fossero passeggeri clandestini o una fonte di proteine per i navigatori polinesiani,ma probabilmente sbarcarono insieme ai primi colonizzatori e trovarono un ambiente favorevole:una disponibilità quasi illimitata di alimenti di altà qualità predatore,a pare l’uomo.

La lezione di Rapa Nui

Negli anni trenta del Novecento,l’etnografo francese Alfred Metraux visitò Rapa Nui e in seguito ne descrisse la fine come <<una delle più orribili atrocità commesse dall’uomo bianco nei Mari del Sud>>. Fu quindi un genocidio, non un ecocidio, a provocare la caduta dei Rapanui. Una catastrofe ecologica avvenne realmente a Rapa Nui, ma fu la conseguenza di parecchi fattori e non solo dell’imprevidenza umana.

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