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IL PENSIERO NEOMALTHUSIANO E LA DECRESCITA

Il demografo ed economista inglese Thomas Malthus osservando il rapido incremento della popolazione nelle colonie americane del New England , formulò previsioni estremamente negative sul futuro dell’umanità. Nel Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società, Malthus sosteneva che gli uomini si moltiplicano secondo una progressione di tipo geometrico, mentre le risorse alimentari,dati i limiti di produttività del terreno, sono riproducibili solo sulla base di una progressione aritmetica.
Di conseguenza,si raggiunge rapidamente una situazione di squilibrio : non ci sarà abbastanza cibo per sfamare tutti,e le risultanti carestie decimeranno la popolazione umana riportandola a livelli compatibili con la limitata offerta di risorse. Sarebbe dunque necessario regolare drasticamente le nascite, in modo che non si producano questi tragici eventi. Sebbene gli avanzamenti della tecnologia agricola abbiano consentito di smentire nei fatti i timori di Malthus , argomentazioni analoghe sono tuttavia riapparse di recente,soprattutto di fronte all’incremento della popolazione del Sud del mondo.

Alcuni economisti individuano come soluzione ottimale la ‘’decrescita’’ sia nel senso di riduzione dei consumi,sia nel senso di diminuzione del numero di nuovi nati.
Quest’ultimo suggerimento appare discutibile dal punto di vista etico,soprattutto perché penalizza le popolazioni che già versano in condizioni peggiori: ai ricchi si chiede di rinunciare ad acquistare un’automobile in più, ai poveri di rinunciare ad avere figli.

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