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Origine della popolazione italiana


La posizione geografica, la fertilità del suolo e la mitezza del clima hanno fatto dell’Italia un territorio molto favorevole all’insediamento e allo sviluppo della specie umana. Nelle caverne dei Balzi Rossi in Liguria e in quelle del Monte Circeo nel Lazio meridionale sono stati rinvenuti resti fossilizzati di scheletri umani appartenenti all’età della pietra. All’età del bronzo risalgono, invece, le misteriose costruzioni della Sardegna, dette nuraghi, i dolmen della Puglia e le palafitte, di cui rimangono avanzi nella Pianura Padana. Roma, nel corso della sua storia, compì il miracolo di saldare in un’unica campagine tanti popoli diversi per origine e linguaggio. Ad essi diede la sua civiltà e la sua lingua, il latino. Caduto l’Impero Romano, altri popoli penetrarono in Italia durante il Medioevo: i Germani dalle Alpi, gli Arabi e i Normanni dal mare. Costoro lasciarono parecchie tracce nelle attitudini e nei caratteri fisici degli abitanti di alcune regioni. non furono però mai tanto numerosi da modificare sostanzialmente l’aspetto dell’omogenea fusione di stirpi operata da Roma, della quale assorbirono lo spirito e la civiltà; possiamo perciò affermare che il popolo italiano ha un’unità di stirpe, di lingua e di civiltà che ha pochi riscontri nel mondo. Il blocco etnico italiano rivela, in prevalenza, i caratteri del ceppo indoeuropeo della razza bianca. Entro i confini dello Stato Italiano si trovano soltanto poco più di 350 mila persone di nazionalità italiana ma di diversa stirpe (allogeni). A questi allogeni vanno aggiunti i piccoli nuclei di Ebrei, di origine semitica, viventi in molti centri urbani.
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