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Gli antichi Greci la chiamarono Mesopotamia, la "terra tra i fiumi": sgorgati dalle montagne dell'Armenia e della Turchia meridionale, il Tigri, 1.950 km, e l'Eufrate, 2.760 km, scorrono quasi paralleli, sino a confondere le loro acque nello Shatt al Arab, un vasto delta comune, dove la corrente fluviale ristagna negli hor, acquitrini orlati di sabbia e fango. Millenni fa, le inondazioni rendevano fertile questa zona. Qui l'uomo imparò a coltivare, a costruire villaggi, a modellare la terracotta, a scrivere su tavolette di argilla con segni incisi, a governare i primi imperi del mondo. Popoli come i Sumeri, gli Assiri, i Babilonesi e, più tardi, i Persiani costruirono qui i loro monumenti grandiosi. Oggi, la nuova ricchezza ha un nome: petrolio. Verso oriente, si innalza l'aspro tavoltato dell'Afghanistan, crocevia di passaggio dall'Europa all'Asia meridionale.
I Sumeri, antichi abitanti dell'Iraq, costruirono le piramidi a gradoni alte anche 90 m, le ziqqurat (dal verbo zaqaru, "essere elevato") erano templi a terrazze: sulla cima della torre, nel santuario, abitava la divinità.

E' difficile capire dove il grande fiume finisce e dove comincia la terra. La sponda è bassa e fangosa: spesso gli abitanti di questa zona merdionale dell'Iraq, dove i corsi dell'Eufrate e del Tigri si avvicinano sempre più, rinforzano l'argine con barriere di canne e di fango, contro l'inondazione. Ma "acqua" significa anche possibilità di irrigare i campi e di pescare negli stagni che formano, stagione dopo stagione, tra gli infiniti bracci del fiume che, non di rado, s'impaludano. L'altra ricchezza offera dai fiumi è la canna di palude: non solo è il materiale edilizio per eccellenza, ma serve da foraggio per il bestiame e da "base" per tessere pratiche stuoie, che sono anche articoli d'esportazione.

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