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La flora italiana


La flora italiana, così come oggi si presenta, è in parte il risultato dell’assiduo lavoro dell’uomo, che ha modificato nel corso dei secoli la primitiva vegetazione spontanea, prosciugando stagni, estirpando foreste e boscaglie o riducendone l’estensione, e introducendo nuove colture, a seconda delle esigenze della vita. L’iniziativa dell’uomo, in tanti casi opportuna e benefica, non ha però mancato di produrre talvolta effetti nocivi, sia dal punto di vista climatico sia da quello del paesaggio. In particolar modo la progressiva distruzione dei boschi, sconsideratamente attuata di generazione in generazione, ha privato l’Italia di notevoli risorse economiche e ha peggiorato l’aspetto delle nostre montagne, facilitando le frane e le inondazioni. Poche sono ormai le tracce della flora spontanea che un tempo ammantava la nostra Regione. Le foreste, che sopravvivono sulle pendici delle Alpi e degli Appennini e che il Governo italiano cerca oggi opportunamente di amplire mediante la difficile opera di rimboschimento, hanno inizio, per solito, verso i 700 metri, là dove cessano le coltivazioni. Foreste di pini abbelliscono taluni tratti del litorale adriatico e tirrenico; famose sono la pineta di Ravenna e le pinete toscane e laziali. Quasi scomparsa è la primitiva vegetazione arborea, che un tempo copriva la Pianura Padana, oggi intensamente coltivata in ogni sua zona; tale vegetazione sopravvive in pochi esemplari lungo i letti dei grandi fiumi. I pioppeti, disposti per soliti ai margini dei canali o delle strade, sono invece piantati e regolati dall’uomo, come pure le boscaglie di robinie che ammantano le ondulazioni collinose ai margini della pianura.
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