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L’Etna: descrizione


La parola “Etna” deriva dal greco “àitho” che significa “io ardo, io fiammeggio”. Nel dialetto siciliano, esso viene chiamato “Mongibello”, un termine derivato dall’arabo “Gibel Utl amat”, l’appellativo con cui gli Arabi, che nell’VIII secolo occuparono la Sicilia, erano soliti chiamare l’ Etna e che significa “montagna ardente”.
L’Etna si è formato nell’era quaternaria, periodo preistorico in cui la Piana di Catania non esisteva ed era occupata da un largo golfo. A seguito di grandi eruzioni marine, tale golfo si è colmato fino a formare il basamento del vulcano n seguito a successive eruzioni, la grande quantità di materiale accumulato su tale basamento ha formato l’attuale vulcano, che raggiunge un’altezza di 3.290 metri.
L’Etna è un grande vulcano accompagnato da moltissimi piccoli vulcani secondari: infatti, oltre al cono centrale, in cui si apre la voragine del cratere principale, profondo 350 metri con un diametro di 800 metri, si trovano parecchie centinaia di coni secondari, chiamati “coni avventizi”. Ecco perché, a causa dei numerosi crateri che vi si aprono, a volte, l’Etna ha anche i versanti che emettono fumo. Quasi sulla cima, si apre un enorme squarcio, largo 5 chilometri e con pareti molti ripide, alte fino a 1200 metri. Pare che tale fenditura, che prende il nome di Valle del Bove, si sia formata durante un’eruzione di molti secoli fa. Il fondo e le pareti sono costituite da lava solidificata e da tufo. Esistono anche altre fenditure, che si sono prodotte nel tempo, ma di minore ampiezza.
Nella zona dell’Etna, si distinguono tre fasce climatiche a cui corrispondono tre tipi di vegetazione diversi. Da segnalare, prima di tutto, la particolare fertilità della pianura di Catania, dovuta alla presenza di lava vulcanica. Dai piedi del vulcano e fino a 800 metri di altitudine, il clima si mantiene temperato tutto l’anno e gli agrumi e gli olivi costituiscono la vegetazione tipica. Dagli 800 ai 1.700 metri, il clima diventa continentale: si coltiva la vite (fino a 1.300 metri) e gli alberi da frutto. Questa fascia è anche detta “zona boschiva”: vi crescono boschi di querce, di castagni, di pini e di betulle. In prossimità dei 1.700 metri cresce lo spino santo. Si tratta di una pianta che svolge un ruolo importantissimo nel proteggere le ripide pendici del vulcano, oltre i 1.700 metri. Essa ha un aspetto cespuglioso con un apparato radicale molto più sviluppato della parte esterna e forma dei cuscini non più alti di 30 centimetri, ma che possono raggiungere anche i 2 metri di larghezza. Oltre i 3.000 metri, l’Etna è primo di vegetazione ed il cono centrale, se non è ricoperto da neve si presenta come un accumulo di sabbia nera e grossolana.
Nel corso dei secoli, l’Etna si è sempre mantenuto in attività. La più antica eruzione di cui si ha notizia risale al 465 a.C. ci viene descritta da Eschilo e Pindaro. Nel 396 a.C. la colata di lava arrivò fino ad Acireale, e nel 1381 essa arrivò fino a Catania. L’eruzione più impressionante risale al 1669, quando il magma vulcanico distrusse una buona parte di Catania. Nel 1917, dal cratere sprizzò fuori una vera e propria fontana di lava, alta 800 metri. L’eruzione più lunga risale al 1950: essa durò fino all’ottobre 1952.
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