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Economia della Germania

In Germania l’industrializzazione iniziò alcuni decenni più tardi rispetto all’Inghilterra, alla Francia e al Belgio, non prima del 1810-1820.
Verso la fine del 1700 si era registrata una forte crescita demografica (nel 1750 al popolazione risultava essere 18 milioni; nel 1939 raggiunse i 69 milioni). Fino al 1870 l’agricoltura è stata il settore principale dell’economia tedesca. Iniziò insieme all’industrializzazione, una crescente urbanizzazione del paese.
Importante fu l’unione doganale, introdotta dalla Prussia nel 1818. Entro il 1888 furono eliminati tutti i dazi e fu creata un’unione economica in tutta la Germania e già dal 1870 erano molte le prime banche. Altro contributo per la crescita dell’economia fu il potenziamento della rete di trasporti, con uno sviluppo delle vie fluviali interne e la costruzione della rete ferroviaria. Durante il 1800 importante era la zona della Ruhr con le industrie tessili e l’estrazione del carbon fossile.

Inoltre dal 1870 al 1874 ci fu la Rivoluzione industriale tedesca, con la fondazione di nuove fabbriche, impianti e aziende. Ci fu una depressione economica nel 1873 che creò un momento di crisi per l’economia tedesca, ma si riprese dopo vari anni. Per far fronte al problema furono introdotti elementi di protezionismo per favorire la vendita di prodotti interni.
Intanto la Germania era diventata una importante concorrente dell’Inghilterra e questo portò tensione tra i due paesi. Nel 1914 con l’inizio della Prima Guerra Mondiale l’industrializzazione in Europa si interruppe. Nel 1918 disperazione, fame e disoccupazione erano tratti comuni a tutti i paesi europei. Le riparazioni di guerra che la Germania dovette pagare furono ingenti. Nel 1929 ci fu il venerdì nero, la borsa di New York (Wall Street) crollò provocando una gravissima crisi mondiale che durò fino alla metà degli anni ’30.
Nel 1933 in Germania c’erano 6 milioni di disoccupati e per chi lavorava gli stipendi erano da fame. Questa precaria situazione favorì l’ascesa di Hitler. Il regime nazista sosteneva una politica autarchica e tentava di ampliare anche la produzione agricola per rendere la Germania autosufficiente dalle importazioni estere. Da qui, la Germania nel 1939 scatenò la Seconda Guerra Mondiale che finì nel 1945 con la sconfitta del Paese. I paesi europei erano devastati. I problemi della Germania erano: l’approvvigionamento dei prodotti alimentari, la mancanza di alloggi, la creazione di posti di lavoro e il ripristino della rete di comunicazione.
Fu con Ludwig Erhard, ministro dell’economia, che sin dalla fondazione delle Repubblica federale e dalla riforma monetaria del 1948 con l’introduzione del marco tedesco, aveva puntato sulla riorganizzazione economica del paese. Per la ricrescita dell’economia si dovevano liberalizzare i prezzi. Il vero miracolo economico, però, iniziò dagli anni ’50 perché ci fu una riduzione della disoccupazione, una valuta forte, grande domanda e offerta di prodotti tedeschi e aumento degli stipendi.
Durante gli anni ’60 ci furono altri problemi, in particolare problemi economici, dovuti all’aumento delle pensioni, la riduzione delle tasse e l’approvazione di leggi dispendiose. Inoltre, dal 1945 l’Europa fu divisa in due zone, una appartenente agli alleati occidentali e l’altra ai sovietici. Nel 1961 ci fu in Germania la costruzione del muro di Berlino da parte del governo della Germania est per impedire la libera circolazione delle persone tra Berlino ovest e il territorio della Germania est.
In seguito tra DDR e Unione Sovietica ci furono dei problemi (1985). Dal 1986 l’economia tedesca si aggravò, la popolazione attuò delle manifestazioni e delle fughe attraverso Austria, Ungheria e Cecoslovacchia, che portarono nel 1989 alla caduta del muro. Dall’unificazione della Germania nacquero problemi tra cui: l’adeguamento di tutte le strutture politiche economiche e sociali al sistema della BRD, la modernizzazione dei settori industriali, agricoli e alimentari. Il costo fu più di 1000 miliardi di marchi.
Con una popolazione di circa 82,5 milioni di abitanti la Germania è uno dei paesi più popolati d’Europa. L’86% della popolazione vive in aree urbane. Le zone più popolose e industrializzate sono: il bacino della Ruhr (industria chimica, tessile, metallurgica, automobilistica e meccanica); il bacino di Aquisgrana (carbone, industria tessile); il bacino della Saar (industria metallurgica, meccanica e automobilistica); l’Assia meridionale (industria chimica, meccanica e siderurgica). In Baviera sono industrializzate le zone come Monaco, Augusta e Norimberga. Nella Germania del Nord le più industrializzate sono: Hannover, Brema, Bielefeld; nella Germania dell’est sono: Lipsia, Halle, Dresda, Berlino e Brandeburgo.
Tra i principali settori dell’industria tedesca figurano quello meccanico e quello automobilistico, l’industria chimica, elettrica ed elettrotecnica e le nuove tecnologie come informatica, medicina e biologia.
Le principali entrate fiscali dirette dello stato sono le imposte sul petrolio, sul tabacco, sulle bevande alcoliche e sulle assicurazioni.
Quasi la metà della superficie della Germania viene utilizzata come terreno agricolo o da pascolo, ma solo l’1% contribuisce al prodotto interno lordo del Paese. La coltura principale è l’orzo, di cui la Germania è il sesto produttore mondiale. Consistenti sono anche le coltivazioni di grano, luppolo, avena, segale, patate. Per quanto riguarda l’allevamento, prevale quello dei maiali.
La Germania esporta circa ¼ del suo PIL. I quattro settori principali per l’esportazione sono: l’industria meccanica, elettronica, chimica e automobilistica. Nel 2002 i partner commerciali più importanti della Germania erano: Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi.

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