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Grazie alla dromocrona si può sapere la distanza dell’epicentro dal sismografo, è importante registrare il tempo di arrivo delle onde P ed S per poi vedere sul diagramma il punto corrispondente. Per sapere la posizione dell’epicentro bisogna sapere la distanza di almeno 3 stazioni dall’epicentro, quindi tracciare su una carta geografica 3 circonferenze con centro nelle 3 stazioni e con raggio la distanza dall’epicentro e l’intersezione fornisce la posizione dell’epicentro.
Per sapere la profondità dell’ipocentro bisogna possedere almeno 10 sismogrammi. I terremoti possono essere: superficiali (0-70 km), intermedi (70-300) e profondi (terremoto più profondo: Giappone 700 km).

All’inizio vennero costruiti i sismoscopi che individuavano la direzione dell’epicentro. Il sismografo registra il movimento del suolo e dà la possibilità di studiarlo successivamente. Esso si basa sull’inerzia di una massa sospesa che resta immobile anche quando il suolo fa muovere il supporto, un pennino attaccato alla massa lascia una traccia su una striscia di carta che ruota per mezzo di un rullo che si muove in base al suolo. Per analizzare il movimento del suolo si usano 3 sismografi per stazione: uno che si muove in verticale (movimenti suolo alto-basso) e due in orizzontale (nord-sud e est-ovest). Prima la registrazione era a stilo (su carta affumicata) oggi può essere anche in forma numerica su nastro magnetico. Esistono vari tipi di strumenti alcuni più sensibili, altri più robusti e altri in grado di registrare onde lunghe. I sismografi moderni non registrano i rumori di fondo (costantemente presenti).

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