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A parità di distanza dalla sorgente un terremoto più forte di un altro fa registrare oscillazioni più ampie (due terremoti diversi con lo stesso epicentro con registrazioni di vari sismogrammi hanno lo stesso rapporto tra l’ampiezza delle onde registrate). Richter propose di registrare la magnitudo di un terremoto confrontando l’ampiezza massima delle onde registrate da un sismogramma relativo al terremoto (A) con l’ampiezza massima (Ao) delle onde registrate da un terremoto di riferimento (scelse un sismografo a 100 km dall’epicentro con oscillazione massima di 0,001 mm), dal risultato si ottiene la forza del terremoto paragonato a quello di prova. Per ogni stazione si costruiscono tabelle che calcolano la variazione del valore di Ao in funzione della distanza dall’epicentro. Per evitare numeri di magnitudo troppo grandi Richter ricorse ai logaritmi in base 10 (aumento di 1 nella magnitudo = aumento di 10 nel movimento della Terra + liberazione di energia 30 volte maggiore)non esiste un limite (“il limite è nella Terra non nella scala”) né minore (-3) né maggiore (XX secolo è stato 9) della magnitudo. Dalla magnitudo è possibile ricavare l’energia: log E (energia totale espressa in erg) = 9,15 + 2,15 M (magnitudo delle onde di superficie), la quantità di energia elastica in un anno è 1026 erg sprigionata dai grandi terremoti, quindi le piccole scosse non sono una “valvola di sicurezza” che previene le grandi. Non c’è corrispondenza precisa tra intensità e magnitudo può accadere che due terremoti di uguale intensità abbiano magnitudo diversa.

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