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Lo “STOP” della globalizzazione dal 1945 al 1989

La tendenza alla globalizzazione fu poi rallentata e arrestata dalle due guerre mondiali (1914-1918 e 1939-1945), nel corso delle quali si scontrarono proprio le principali potenze economiche del tempo. L’esito dei conflitti ridisegnò in modo sostanziale la geografia del potere economico e politico su scala planetaria: le grandi potenze europee persero definitivamente il proprio predominio, che passò in mano a Stati Uniti e Unione Sovietica. In seguito, per circa quarant'anni, il conflitto ideologico e geopolitico tra queste due superpotenze ha costituito il principale freno all'affermazione della globalizzazione; il mondo era suddiviso in due sfere di influenza fra le quali non vi erano molte possibilità di comunicazione: da una parte i Paesi comunisti con un'economia socialista dell’Europa orientale guidati dall'URSS (oltre a Cina e pochi altri in Asia e Africa) e dall'altra quelli a economia capitalista guidati dagli USA. Negli anni della cosiddetta “guerra fredda” i due Paesi fecero a gara nella produzione di armamenti nucleari sempre più sofisticati e investirono ingenti capitali nella ricerca scientifica e tecnologica in campo militare e aereospaziale, dalla quale sono derivate gran parte delle tecnologie alla base dell’attuale globalizzazione: computer, satelliti, laser, telefonia mobile ecc.

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