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Nigeria


La Nigeria è il più esteso dei paesi che si affacciano sul golfo di Guinea. È attraversata, da nord a sud, dal fiume Niger che, dopo aver ricevuto le acque di numerosi affluenti, sfocia nel golfo di Guinea con un vasto delta. A nord-est, il paese si allunga fino a raggiungere il lago Ciad, che la Nigeria condivide con altri tre stati: Camerun, Niger e Ciad. Nella fascia costiera prevale un clima caldo-umido, mentre all'interno le precipitazioni diminuiscono e con esse la vegetazione; al centro compaiono le savane, mentre al confine con il Niger si entra nella distesa semi desertica del Sahel Con oltre 150 milioni di abitanti, la Nigeria è il paese più popoloso dell'Africa. Il tasso di fecondità è molto elevato, oltre cinque figli per donna, e la crescita demografica supera il 2,2 % all'anno. Elevata è anche la mortalità infantile , che sfiora il 100 % , mentre la speranza di vita si ferma a 48 anni. La distribuzione degli abitanti è molto disomogenea: nelle savane la popolazione è scarsa, mentre le pianure costiere sono sovraffollate e ospitano grandi centri abitati. Lagos, città portuale fondata dagli inglesi, forma un agglomerato urbano di oltre 13 milioni di abitanti e registra
un elevato tasso di criminalità e di inquinamento. Nelle baraccopoli che cir condano la città si trasferiscono le famiglie contadine dell'interno, vivendo di espedienti o di lavori precari. Le condizioni di vita sono cosi disperate che i più poveri arrivano a perforare gli oleodotti per estrarre piccole quantità di petrolio, che vendono al mercato nero, e sovente rimangono vittime di spaventosi incendi.

Conflitti etnici e religiosi

Ex colonia britannica, la Nigeria è oggi uno stato federale, che sul suo territorio vede convivere molte etnie. A nord dominano i gruppi Hausa e Fulani, in maggioranza islamici, mentre gli Yoruba e gli Ibo del sud sono soprattutto cristiani. Divise anche da differenze economiche, che vedono un nord più povero rispetto al sud, queste etnie entrarono in conflitto dopo l'indipendenza. Particolarmente grave fu, nel 1967, il tentativo di secessione della regione del Biafra, popolata dagli Ibo, seguito da una guerra civile che causò un milione di morti. Da allora alla guida del paese si sono succeduti regimi autoritari e spesso violenti. Nel tentativo di placare le tensioni, negli anni Settanta fu creata una nuova capitale, Abuja, in una zona disabitata del centro, affinché Lagos non fosse più un motivo di rivalità. Gli scontri fra popolazioni del nord e del sud non si sono tuttavia conclusi, e anche negli anni recenti si ripetono terribili episodi di violenza. In alcuni stati federati di religione islamica, inoltre, è stata introdotta la rigida legge islamica della sharia, in base alla quale si considerano alla stregua di reati, da punire in modo crudele, anche i comportamenti non conformi alla legge islamica, come l'adulterio o l'uso di indumenti "sconvenienti".

Petrolio e rapimenti

Principale risorsa del paese è il petrolio, la cui scoperta, negli anni Cinquanta, favori la nascita di un sistema industriale relativamente diversificato (industrie petrolchimiche, siderurgiche, meccaniche, tessili), che nel continente è secondo solo a quello del Sudafrica. Lo sviluppo industriale indusse i governi a trascurare l'agricoltura e milioni di contadini abbandonarono le campagne nella speranza di trovare in città lavoro e condizioni di vita migliori. In realtà, anche se il reddito medio pro capite è relativamente alto per un paese dell'Africa sub sahariana, rimango- no particolarmente elevati gli squilibri interni, non solo tra nord e sud, ma anche all'interno della popolazione che vive nelle regioni più ricche di risorse Il persistere di ampie sacche di povertà ha favorito la nascita di un Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger (Mend), che ormai da anni agisce con attentati e rapimenti di tecnici nei con- fronti delle grandi compagnie petrolifere che estraggono il greggio nella regio- ne del delta. L'accusa che esso muove alle multinazionali è di sfruttare economicamente le risorse petrolifere della regione, senza prevenire l'inquinamento e contribuire alla salvaguardia degli equilibri ecologici, e non curanti di un'equa distribuzione del profitti.
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