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Lo sfruttamento della montagna


Le centrali idroelettriche

Una trentina d’anni dopo l’inizio della corsa ai valichi ferroviari fu avviato lo sfruttamento dei corsi d’acqua in montagna per produrre energia elettrica. All’inizio del secolo, infatti, fu evidente che un paese moderno avrebbe dovuto disporre di grandi quantità di energia elettrica per le industrie, i trasporti e gli usi domestici.
Un esempio è la centrale idroelettrica a Semenza sull’Adda

Il degrado ambientale

Per tutta la prima metà del secolo scorso la montagna italiana, soprattutto le Alpi, fu aggredita per costruire dighe, cui collegare centrali idroelettriche. La corsa cessò negli anni Sessanta del secolo scorso, dopo che il crollo della diga del Vajont, nel bacino del Piave, provocò la morte di circa 2000 persone, suscitando una sollevazione popolare contro la costruzione di dighe.
In totale, oggigiorno nelle montagne alpine e appenniniche sorgono 526 grandi dighe, più 10.000 dighe di medie e piccole dimensioni.
Ricordiamo il disastro di Vajont del 1963: una gigantesca frana distrusse completamente l’abitato di Longarone.

Il turismo

Il turismo montano è sempre esistito. Si racconta che l’imperatore Adriano abbia scalato l’Etna nel 120 d.C. Il primo manuale di alpinismo risale al 1530. Leggendarie furono le gare che ebbero luogo nell’Ottocento tra gli alpinisti, sempre più numerosi, per scalare le vette alpine.
Ma quel tipo di turismo, così come quello di soggiorno per scopi curativi o per diletto nei mesi estivi, non costituiva nessun problema per la montagna. E oggi?
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