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La montagna protetta


I parchi nazionali

In realtà, anche prima del boom turistico, chi conosceva la montagna si rendeva conto che la sua vegetazione e la sua fauna — in una parola, l’ambiente naturale — sono molto delicati e vivono di equilibri fragili, che l’uomo può distruggere con facilità, senza rendersene conto. Già nella prima parte del Novecento, avevano sollevato preoccupazione la costruzione delle ferrovie e soprattutto quella delle dighe per le centrali idroelettriche.

Parco del Gran Paradiso


Il frutto di quella consapevolezza fu la creazione di parchi nazionali. Essa iniziò addirittura nel 1922, con la creazione del Parco del Gran Paradiso,come possiamo vedere nella figura. Esteso 70.000 ettari (un ettaro equivale a 10.000 metri quadrati), a cavallo tra Valle d’Aosta e Piemonte, questo parco ha reso possibile la conservazione di paesaggi dominati da ghiacciai e la protezione di numerose specie (stambecchi, aquila reale, ermellino, lepre alpina e numerose altre).

Parco d’Abruzzo


Un anno dopo (1923) il Parco d’Abruzzo inaugurava la generazione dei parchi nazionali appenninici. Esteso su 40.000 ettari, il parco copre foreste di faggi, aceti, frassini, pini (tra cui il rarissimo pino nero) e abeti, che si spingono fin oltre 2000 metri,come si vede dalla figura. L’orso, il lupo e il camoscio d’Abruzzo sono le principali specie protette.
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