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Pattugliamenti costieri




Per scoraggiare e ostacolare i tentativi di varcare le frontiere, fin dal 2001 la Spagna ha fatto costruire intorno alle due città una barriera di filo spinato alta quattro metri, successivamente aumentati a sei.
In questi ultimi anni sono stati anche potenziati i pattugliamenti costieri in tutto il Mediterraneo.
Gli immigrati clandestini che vengono trovati sono portati nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE), luoghi di detenzione, simili a prigioni, dove spesso sono maltrattati prima di essere espulsi e rinviati nei loro Paesi.

Ritenendo insufficienti tutte queste misure, nel giugno 2008 il Parlamento europeo ha approvato delle norme che regolamentano in modo ancora più restrittivo i flussi migratori, aumentando il periodo di detenzione amministrativa o vietando per cinque anni di varcare di nuovo i confini dell’Unione Europea a chi è già stato espulso. Molte organizzazioni umanitarie hanno protestato contro le decisioni del Parlamento e hanno accusato l’Unione di voler trasformare l’Europa in una «fortezza», dimenticando il suo passato di civiltà dell’accoglienza e dell’integrazione tra popoli e culture.
È stato anche osservato che queste misure, senza risolvere il problema, finiscono per favorire sia gli «scafisti», che ricavano grandi guadagni organizzando l’emigrazione clandestina, sia quei datori di lavoro che, approfittando della situazione irregolare degli immigrati, possono disporre di manodopera a basso costo.