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Le minoranze etniche e linguistiche



Proprio a causa delle tradizioni antiche e delle vicende storiche più recenti (come il mutamento dei confini, politici successivo alla Seconda guerra mondiale), nel nostro Paese ci sono gruppi di persone che parlano lingue diverse dall'italiano: parliamo in questo caso di minoranze linguistiche che sono spesso anche minoranze etniche, cioè popolazioni che discendono da popoli (etnie) stranieri.


I dialetti


Fenomeno ben diverso sono invece le lingue locali, cioè i dialetti da collegarsi alla storia di ogni regione. Fino al 1861 1 Stato italiano non esisteva e perciò non vi era nemmeno una lingua nazionale ufficiale. Si erano invece sviluppate tante parlate locali, frutto di mescolanze tra l'italiano e i linguaggi preesistenti, a loro volta influenzati dalle diverse dominazioni straniere. L'italiano, quindi, si è diffuso con una certa fatica. Ancora a metà del Novecento, infatti, in estese parti del Paese, soprattutto nelle campagne del Mezzogiorno, della Sicilia e della Sardegna, oltre che nella montagna alpina, consistenti parti della popolazione parlavano solo lingue locali. Oggi, invece, sono numerosi i giovani che, addirittura, ne hanno perso il ricordo. Eppure le lingue locali costituiscono un'eredità culturale che merita di essere conservata. In primo luogo, esse mantengono parole ed espressioni delle popolazioni che hanno abitato il territorio italiano sin dall'antichità. Infine conservano parole della lingua delle popolazioni esterne, con le quali le comunità locali hanno intrattenuto relazioni, ad esempio rapporti commerciali, o dalle quali sono state dominate per periodi più o meno lunghi. Accade perciò di riscontrare parole greche e arabe nei dialetti dell'Italia meridionale, parole spagnole e francesi in dialetti di molte parti d'Italia.
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