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le fonti di energia e il turismo di massa


La corsa allo sfruttamento per produrre energia elettrica, indispensabile a un paese moderno, ebbe luogo una trentina d’anni dopo l’inizio della corsa ai valichi ferroviari.
L’industria elettrica, progettando sempre nuovi tipi di centrali e di sistemi di trasporto e distribuzione dell’energia, metteva a disposizione le tecnologie necessarie. Il problema, dunque, consisteva nel cercare le fonti da cui produrre elettricità. A questo riguardo, non possedendo ricche miniere di carbone per alimentare le centrali, all’Italia non restò altra soluzione che quella di sfruttare l’acqua dei fiumi e la montagna fu aggredita per costruire dighe.
Per ottenere energia elettrica occorre inviare acqua nelle turbine di una centrale. Le turbine, macchine che assomigliano alle ruote di un mulino, si mettono in moto e producono energia. Naturalmente, quanto maggiore è la forza con cui l’acqua irrompe nelle turbine, tanto maggiore è la quantità di energia elettrica che si produce. La forza si ottiene imbrigliando l’acqua con alte dighe e poi facendola precipitare per decine di metri.

Il boom turistico della montagna cominciò alla metà del secolo scorso, con la costruzione di autostrade con percorsi montani.
I centri abitati si ampliarono notevolmente in seguito al flusso crescente dei turisti e ciò recò alle popolazioni locali una fonte di ricchezza. Ma le conseguenze furono l’aumento dei pericoli di frane e di dissesti del suolo, provocati da case costruite senza adeguate precauzioni e il sacrificio di distese verdi all’edilizia e di molti fondi vallivi che vennero urbanizzati. A partire dagli anni Settanta, ci si accorse che la pressione umana sulla montagna stava mettendo a repentaglio l’ambiente e il paesaggio. Si diffusero allora iniziative per proteggere il patrimonio naturalistico.

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