gaiabox di gaiabox
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Il nocciolo della discussione consisteva nello stabilire la possibilità o meno per la meccanica di aspirare ancora a fungere da strumento unificatore di tutta la fisica, a essere la disciplina regina. I principi della termodinamica, a parere di molti, rappresentavano la sconfitta del programma meccanicista.

Il contrasto tra meccanica e termodinamica divenne ancora più acuto negli ultimi due decenni dell'Ottocento, quando, grazie all'opera di Gibbs e di Duhem, la termodinamica venne estesa alla trattazione dei fenomeni chimici, risolvendo un problema importantissimo, che era sempre stato un ostacolo invalicabile per tutti i tentativi meccanicistici: quello della dinamica chimica, cioè delle leggi che regolano le direzioni in cui avvengono le reazioni chimiche.

La termodinamica venne anche estesa all'elettricità, al magnetismo, a fenomeni meccanici come la viscosità; diventò, insomma, una vera e propria nuova scienza regina che appariva dotata di quella capacità di unificazione dei vari settori della fisica che la meccanica sembrava progressivamente perdere.

La termodinamica si basava su un metodo diverso da quello del meccanicismo: anziché cercare la spiegazione dei fenomeni attraverso l'elaborazione di modelli raffiguranti la realtà, essa si "accontentava" di descrivere matematicamente la realtà, attraverso la costruzione di equazioni matematiche idonee a stabilire collegamenti tra concetti. Si giunse così, alla fine dell'Ottocento, a una contrapposizione tra una scienza del "perché", che ancora vedeva nella meccanica una disciplina dotata di grande potere unificante, e una scienza del "come", fondata sulla termodinamica.

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