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Voltaire

François-Marie Arouet, detto Voltaire, nasce a Parigi il 21 novembre 1694 e morirà a Parigi il 30 maggio 1778, dopo che era tornato nella città per la rappresentazione della sua ultima tragedia, Irene.
Viene introdotto fin da giovane nella vita aristocratica della città, ma a causa di una disputa con un nobile sarà mandato nella Bastiglia.
1726-1728: periodo londinese
Assimila la cultura inglese
Lettere filosofiche pubblicate nel 1733 in inglese e nel 1734 in francese:
difende la religiosità dei Quaccheri, puramente interiore e aliena da riti e cerimonie
parla della libertà politica interiore e aliena da riti e cerimonie
analizza la letteratura inglese
esalta la filosofia di Bacone, Locke e Newton (messo a confronto con Cartesio e riconosce che Newton è superiore)
1734-1748: Cirey
Anni più prosperi della sua attività di scrittore.
1734: scrive il Trattato di metafisica e difende i temi filosofici messi in luce prima
1738: pubblicati gli Elementi della filosofia di Newton
1740: pubblicata la Metafisica di Newton

1749 ospite di Federico di Prussia e quando si ruppe l’amicizia egli peregrinò e si stabilì nel castello di Ferney
1763: Trattato sulla tolleranza: si richiama al Saggio sulla tolleranza di Locke e rivolge un appello alla fratellanza tra tutti gli uomini

Voltaire, nelle sue opere, adopera l’umorismo, l’ironia, la satira, il sarcasmo, l’irrisione aperta o velata contro la metafisica e contro le credenze tradizionali.
Micromega: il protagonista è un abitante enorme della stella Sirio, che giunge sulla Terra in compagnia di un abitante enorme di Saturno. Essi si imbattono in una nave che trasporta un gruppo di scienziati e sapienti minuscoli nel Mar Baltico e riescono ad instaurare un dialogo. Questo racconto deride la credenza della metafisica che l’uomo sia il centro e il fine dell’universo mette in luce la relatività delle sensazioni, che può essere superata soltanto attraverso il rigore e l’oggettività del calcolo matematico.
Poema sul disastro di Lisbona: combatte l’ottimismo metafisico di matrice leibniziana “tutto è bene” e dimostra come questo sia un insulto ai dolori della vita. Voltaire contrappone alla concezione di voler trovare il lato positivo di ogni evento una visione amara e disincantata, animata dalla speranza di un futuro migliore dovuto all’opera dell’uomo
Candido o dell’ottimismo: è presente una critica alla prospettiva leibniziana. Voltaire è convinto che il male del mondo sia una realtà non meno che il bene e che sia impossibile da spiegare con i lumi della ragione umana

Lettera Sui Pensieri di Pascal: Voltaire crede che l’uomo debba conoscere i limiti della propria condizione nel mondo per riuscire ad accettarla serenamente. Voltaire ne trae un insegnamento diverso: accetta l’imperfetta condizione dell’uomo come sola possibile a cui non si può sottrarre e quindi non bisogna disperarsi per il fatto di conoscere poco o niente. Però riconoscono entrambi che l’uomo, per sua naturale condizione, è legato al mondo: ma se il primo invita a liberarsene e a distaccarsene, il secondo esorta invece ad accettarlo e a servirsene per vivere il più serenamente possibile

deismo: la religione non contiene nulla di irrazionale, dal momento che non si fonda su una rivelazione storica della divinità all’uomo, ma su una manifestazione alla ragione umana, la quale è capace di fissare poche e semplici verità: esiste un Dio creatore e reggitore del mondo che esige.
Voltaire è convinto che Dio esista e che sia la ragione ad affermarlo, rifiuta l’idea che la materia si sia mossa e organizzata da sé, ricavandone la convinzione dell’esistenza di Dio e rifiuta anche la possibilità per l’uomo di determinare in modo qualsiasi gli attributi divini. Egli nega l’idea che Dio intervenga nelle vicende degli uomini e che questi siano chiamati a gestire la propria vita e che scelgano il bene perché questa è la scelta utile per vivere in società.

Dall’ammissione di un Dio universale che si rivela alla ragione degli uomini Voltaire fa derivare il principio della tolleranza.
Essa è il frutto di un’incessante lotta della ragione contro l’oscuratismo e il fanatismo e può scaturire soltanto da una fede purificata e riti particolari, e ricondotta ad alcuni principi semplici e universalmente condivisibili che costituiscono il nucleo razionale comune di tutte le religioni.

Egli critica le violente dispute teologiche, nelle quali gli uomini usano le presunte verità di Dio contro altri uomini e che smascherano il narcisismo e superbia delle religioni e che fanno credere all’uomo di essere al centro del mondo e destinatario del progetto divino. Solo accettando la parzialità del nostro sguardo e il carattere relativo delle nostre convinzioni è possibile apprendere la difficile pratica della tolleranza e comprendere il valore positivo della diversità
Un punto di vista esterno può aiutare a guardare alle assurdità con un sentimento di tollerante compassione e di commiserazione per la fragilità della natura umana.
La sua fede deista diventa un invito alla fratellanza, accettazione della diversità, lotta contro l’odio teologico e contro il fanatismo delle chiese, esercizio di moralità e civiltà come impegno per l’altro.

Egli crede che la conoscenza del mondo da parte dell’uomo cominci dalle sensazioni e che si sviluppi mediante la conservazione e composizione, ripete gli argomenti lockiani sull’esistenza degli oggetti esterni e ne aggiunge uno, l’uomo, perché è essenzialmente socievole e non potrebbe esserlo se non ci fosse una società e quindi anche altri uomini.
Non crede che esista una sostanza immateriale chiamata anima e nessuno può definirla.

Intende la libertà dell’uomo come capacità della ragione di governare le emozioni e orientare i desideri e per questo ritiene che l’uomo sia libero in limiti ristretti.

Egli vuole trattare la storia da filosofo, cioè cogliendo al di là del mucchio di fatti un ordine progressivo che ne riveli il significato permanente.

1. liberare i fatti da tutte le sovrastrutture fantastiche di cui il fanatismo, lo spirito romanzesco e la credulità li hanno rivestiti; la filosofia è lo spirito critico che si oppone alla tradizione e distingue il vero dal falso
2. scegliere, tra i fatti stessi, i più importanti e significativi per delineare la storia dello spirito umano. Lo si vede nella sua opera Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni, nel quale il massimo rilievo è dato al nascere e al perire delle istituzioni e delle credenze fondamentali dei popoli.
La cosa che più gli importa è di mettere in luce la rinascita e il progresso dello spirito umano, cioè i tentativi della ragione umana di affrancarsi dai pregiudizi e di porsi come guida della vita associata dell’uomo.
Il progresso è visto come il dominio che la ragione esercita sulle passioni nelle quali si radicano i pregiudizi e gli errori. La storia di presenta come storia dell’Illuminismo, del rischiaramento progressivo che l’uomo fa di se stesso, della progressiva scoperta del suo principio razionale; e implica una vicenda incessante di oscuramento e di rinascite.

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