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VOLTAIRE
Nasce nel 1694 in una famiglia benestante di notai, riceve un’educazione approfondita e viene indirizzato verso la carriera giuridica. Egli intraprende la carriera di magistrato e inizia a scrivere, polemizzando contro la monarchia; per aver scritto articoli contro la Corona viene imprigionato nella Bastiglia; una volta uscito inizia a viaggiare e soggiorna in Inghilterra dove legge l’Epistola sulla tolleranza di Locke.
Numerose volte rientra in Francia e poi si allontana per delle motivazioni giuridiche; egli scrive, infatti, testi che vengono o censurati dalla Chiesa o malvisti dalla monarchia. Voltaire muore nel 1778 a Parigi.


E’ un illuminista che esalta la ragione, che è caratterizzata dai seguenti aspetti:
- E' uno strumento valido in più campi del sapere (filosofico, politico e scientifico); - E' un mezzo con cui l’ individuo progredisce. . Questa idea viene esaltata da Voltaire per degli obiettivi di ordine etico.

La tolleranza
Uno dei suoi testi principali è il "Trattato sulla tolleranza" del 1763, all’interno del quale Voltaire chiarisce cosa si debba intendere con il termine tolleranza:
- non consiste nell’accettazione delle diverse opinioni, poiché non è un atteggiamento passivo;

- Deve essere un comportamento attivo contro qualunque forma di fanatismo (religioso) e contro la superstizione.

Il filosofo da' questa definizione di tolleranza perché parte dall’analisi di un fatto. Egli legge, infatti, sui giornali la storia di Jean Calas, un commerciante della città di Tolosa, al quale cambia la vita un giorno dell’ottobre del 1661.
Jean Calas è a cena con la moglie, uno dei suoi figli e un ospite; alla fine della cena quando Jean Calas accompagna l’ ospite vede che nella sua bottega uno dei suoi figli si è suicidato.
Si inizia quindi a diffondere l’idea nell’opinione pubblica che il giovane sia stato ucciso per dei motivi di ordine religioso. Il figlio di Jean Calas voleva, infatti, convertirsi al cristianesimo. Si ritiene che la famiglia sia stata colpevole di un complotto nei confronti del figlio, viene quindi giudicata colpevole; la moglie e il figlio vengono mandati in esilio (una sorta di arresti domiciliari) e il padre viene prima torturato, poi condannato a morte.

Su questo fatto di cronaca Voltaire decide di indagare e, essendo un magistrato, ha la possibilità di accedere agli atti giudiziari del processo, giungendo alla conclusione che la famiglia è innocente e è stata vittima di un complotto, poiché viveva in un quartiere dove c’erano degli aspri conflitti religiosi.
A questo punto Voltaire deicide di scrivere il Trattato sulla Tolleranza e di inviare delle copie ai sovrani europei con l’intento di smuovere l’opinione pubblica; il suo testo diventa quindi uno strumento di denuncia contro un atto di intolleranza. Nel 1764 la sentenza di condanna viene annullata, la famiglia viene riabilitata e risarcita con un indennizzo monetario dal re.
Il “Trattato sulla tolleranza” si divide in due parti:
1. Viene narrata la vicenda della famiglia Calas e analizzato il concetto di tolleranza nel mondo antico (in particolare in quello greco e romano);
2. La seconda parte contiene un’analisi filosofica del rapporto tra la tolleranza e Dio. Il filosofo definisce la tolleranza come la prima legge di natura, il primo fondamento della natura umana; egli fornisce due motivazioni per le quali è necessario essere tolleranti:
FILOSOFICA-CONOSCITIVA
L’uomo conosce in maniera relativa (non assoluta), se tutti gli individui hanno lo stesso grado di conoscenza, allora tutti sono sullo stesso piano. La tolleranza è quindi un atteggiamento essenziale nel garantire i rapporti tra gli individui.
POLITICA
uno Stato tollerante evita dei dissidi interni; c’è quindi maggior benessere sia dal punto di vista sociale che da quello economico. Questo tipo di motivazione risponde al criterio dell’utile, esaltato dagli illuministi, il quale corrisponde a una spiegazione razionale relativa ai vantaggi di un determinato comportamento.

Voltaire, affrontando il tema della tolleranza mettendo in primo piano la prospettiva storica, è in grado di mostrare come l’intolleranza sia un errore che ha offuscato l’umanità e che non è insita né alla necessità di una stabile convivenza civile né alla religione cristiana. Il filosofo mostra come un atteggiamento di ostinato rifiuto delle opinioni diverse sia frutto di una malattia dello spirito.


Dio
Voltaire sostiene il concetto di deismo, concezione filosofica tipica degli illuministi, i quali considerano Dio come l’autore dell’universo, grande architetto dell’universo e macchina perfetta in grado di autoregolarsi (meccanicismo di Cartesio). Dio è soltanto l’autore dell’ordine del mondo fisico, non è intervenuto nell’uomo e nel mondo umano.

Il bene e il male non sono quindi dei comandi divini, ma degli attributi di ciò che è dannoso o utile alla società.
Il deismo propone una religione che viene definita razionale o naturale:
- E' priva di dogmi, di fanatismo e di superstizione; non ci sono quindi riti e preghiere (teoria ripresa da Spinoza);
- Deve portare i fedeli a credere che Dio sia il principio fondamentale che ha originato tutta la realtà e il garante supremo della giustizia.


L’uomo e la conoscenza
Voltaire crede, come Locke, che la conoscenza cominci con le sensazioni e che si svolga con la loro conservazione e composizione. L’ uomo secondo Voltaire è essenzialmente socievole e libero, per cui la sua libertà ha dei limiti assai ristretti; nonostante tutti gli sforzi che compie, l’uomo non riuscirà mai a rendere la sua ragione sovrana di tutti i suoi desideri. Le attività spirituali che si riscontrano nell’uomo non permettono di concludere che esista una sostanza immateriale detta anima.

La storia e il progresso
Voltaire si propone di trattare la storia da filosofo, vuole cogliere, al di là di come si sviluppano i fatti, un ordine progressivo che ne riveli il significato permanente; vede quindi nella filosofia uno strumento che si oppone alla tradizione e permette di distinguere il vero dal falso. Durante la sua opera storiografica, Voltaire si propone di mettere in luce la rinascita e il progresso dello spirito umano, ovvero i tentativi della ragione umana di liberarsi dai pregiudizi e di porsi come guida della vita associata dell’uomo.

PROGRESSO
E' la migliore riuscita di questi tentativi e riguarda il dominio che la ragione umana esercita sulle passioni, all’interno delle quali si radicano i pregiudizi e gli errori.

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