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Logica poetica

Vico designa con l’espressione logica poetica il modo con cui gli uomini dell’età eroica interpretarono il mondo, perché la loro conoscenza (logica) non fu razionale, compiuta cioè con l’intelletto, bensì fantastica perché attuata con l’immaginazione (poetica).
Essi infatti videro la realtà con animo turbato e commosso e quindi non la definirono con formule filosofiche e scientifiche ma la trasfigurarono poeticamente: questa fu l’unica visione possibile per chi si trovava ancora nella vita del sogno.

In questo modo, agli occhi degli antichi, l’universo si popolò di divinità, di ninfe, di spiriti benigni e maligni e palpitò di un’esistenza quale potè essere attribuita dalla fantasia dell’uomo primitivo, non dotato ancora di una forte ragione. Perciò Vico parla giustamente di logica (conoscenza) poetica (fantastica).

Tale concezione sulla poesia e sulla logica poetica può indurre a riconoscere Vico come iniziatore dell’estetica moderna, cioè di una visione autonoma dell’arte, perché egli afferma l’indipendenza della sapienza poetica dalla riflessione, ossia dalla ragione, e, in contrasto con la tendenza del suo tempo, ne esalta la dignità, non giudicandolo forma imperfetta o torbida né ponendola a servizio della verità scientifica o morale.

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