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La teoria dell’evoluzione di Darwin e Spencer


La teoria dell’evoluzione di Darwin si basa su tre principi essenziali: quelli della lotta per l’esistenza, della selezione naturale e della trasmissione ereditaria delle variazioni più favorevoli. Darwin, inoltre, estende all’uomo lo stesso modello evoluzionistico, affermando la discendenza dalle scimmie. Mette, infine, in discussione la tesi creazionistica delle religioni.


Per Spencer, la filosofia è la conoscenza al più alto rado di generalità. E il principio più astratto è quello di evoluzione, che assume il carattere di legge cosmica: è il principio della “redistribuzione continua della materia e del movimento”, del passaggio dal meno coerente al più coerente, dall’uniforme al multiforme, dall’indefinito al definito, o dei passaggio dal semplice al complesso ed, infine, all’ordine.

In biologia, Spencer riprende la tesi lamarckiana secondo cui la funzione crea l’organo e considera la tesi darwiniana della selezione naturale solo un “aspetto secondario” della prima.

In psicologia, descrive anche la vita della coscienza come forma di adattamento all’ambiente. In sociologia, respinge ogni visione “organicistica” della società e fa sua la teoria dei limiti dello Stato. Con lo sviluppo, si passa dalla società militare alla società industriale, basata sulla cooperazione volontaria. Spencer critica il riformismo, perché pretende di “abbreviare” il corso della società, favorendo il passaggio delle classi inferiori a classi più elevate.

Nella teoria della conoscenza, egli afferma che le forme dell’intelletto sono a priori per l’individuo e a posteriori per la specie. Anche i valori morali evolvono insieme alla specie umana: “buona” è la condotta che favorisce lo sviluppo migliore della specie.

Spencer, infine, sottolinea la possibilità di conciliare scienza e religione perché, se è compito della religione affermare l’assoluto come mistero, è compito della scienza estendere sempre più gli orizzonti della conoscenza e comprendere, nello stesso tempo, che le sue spiegazioni hanno
sempre un carattere relativo, mentre la realtà in sé resta inconoscibile.

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