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Teologia protestante e teologia cattolica

La teologia protestante del XX va a ricercare, dopo aver fatto una ricostruzione storica del Cristianesimo, l’originario significato morale della parola di Dio. Il presupposto da cui parte l’opera di Karl Barth, consiste nella denuncia dell’errore commesso dai teologi del protestantesimo liberale che pretendevano di liberare il Cristianesimo dai dogmi di origine ellenistica e di ricondurre
le sacre scritture al loro originario significato morale. Da qui Barth si rifà alla tesi mistica tedesca
del XV secolo, secondo cui Dio è sempre diverso dall’idea che gli uomini hanno di lui, poiché tra
Dio e l’uomo vi è una sostanziale differenza qualitativa, ed è per questo egli sottolinea l’indipendenza della teologia dalla filosofia. Barth osserva che il rapporto tra uomo e Dio non è
comprensibile razionalmente, proprio perchè è impossibile una conoscenza razionale di Dio; egli

ritiene come unica prova possibile dell’esistenza di Dio, la prova ontologica formulata da Anselmo
(“Dio è l’essere di cui non si può pensare nulla di più grande”). Barth ritiene come la conoscenza di
Dio si realizza non attraverso la dottrina dell’analogia entis (come con l’invenzione
dell’Anticristo), ma attraverso l’analogia fidei, e ciò permette di colmare l’abisso che separa l’uomo
da Dio. La divinità di Dio diventa conoscibile dall’uomo, solo se essa si manifesta a partire da se
stessa, radicalizzando la distanza esistente tra uomo e Dio. Facendo ciò Barth sostiene che sono con
l’atto gratuito della grazia, Dio potrà conferire all’uomo la possibilità di dialogare con lui. Quindi si
sostiene che il messaggio di Cristo verrà trasmesso solo agli uomini di buona volontà, ossia coloro
che conoscono i propri limiti, non a caso la volontà è legata alla capacità dell’uomo di compiere
l’atto libero.
Prima di introdurre il prossimo filosofo dobbiamo precisare che la demitizzazione, in senso
positivo, è l’interpretazione esistenziale con cui si vuol chiarire l’intenzione stessa del mito (cioè
quella di parlare dell’esistenza dell’uomo). Rudolf Bultmann, infatti, sostiene che la
demitizzazione sia l’esigenza della fede stessa, poiché essa chiede di essere liberata dal pensiero
oggettivo che inevitabilmente pone dei vincoli. E’ proprio per mezzo della fede che il mondo viene
restituito a ciò che ha di profano, e l’incontro con Cristo ha luogo solo con l’esperienza esistenziale
della fede. E’ necessario credere in Dio solo contro le apparenze, quindi sarà la volontà dell’uomo a
fare la differenza.
Per Barth la domanda dell’uomo e la risposta di Dio del Cristianesimo, è caratterizzata da una sorta
di frattura, poiché la salvezza dell’uomo non può realizzarsi mediante l’elevazione dell’uomo a Dio.
Mentre Paul Tillich si propone di ricercare una mediazione tra mondo moderno e fede cristiana.
Egli dimostra che l’Eterno, dandoci a noi stessi ci libera da noi stessi (Eterno=ciò da cui veniamo e
verso cui andiamo), e ciò rende Dio il fondamento ultimo della realtà. Solo l’eterno può darci la
certezza che la terra e l’umanità, non siano esistiti invano. Poiché là dove il simbolo del Regno di
Dio ha il predominio, la storia non rappresenta solo la scena su ci si decide il destino degli
individui, ma è un momento in cui si crea il “nuovo”.
Se per Bultmann, ciò che conta è riconoscere l’assoluta trascendenza della parola di Dio, Jurgen
Mortmann ritiene che la speranza cristiana trova il suo fondamento nella promessa del regno di
Dio. Questa speranza ci impone di resistere alle forze della distruzione, e ci manterrà inquieti fino al
grande giorno di Dio. In quest’evento-Cristo, la giustizia di Dio si esprime sulla terra come il diritto
alla grazia. L’uomo nonostante la sua finitudine, non si considera una vittima, ma avverte di essere
rigenerato dallo Spirito vivificante, che anticipa la giustizia del regno venturo. L’uomo quindi
scopre nella fede cristiana la sua umanità, scopre di essere amato da Dio nonostante la sua
inumanità.
Dietrich Bonhoeffer afferma che Cristo non aiuta gli uomini in virtù della sua onnipotenza, ma in
virtù della sua sofferenza. Ritiene che la Chiesa è veramente se stessa quando esiste per l’umanità,
andando contro alle pratiche e alla massificazione (=riti) che non sono conciliabili con la
predicazione di Cristo, che non è onnipotenza ma alterità. Questa massificazione non è altro che
l’espressione della volontà di potenza, che è totalmente il contrario della grazia. La partecipazione
all’essere di Cristo consiste nel vivere davanti a Dio e con Dio, senza Dio. L’uomo non può rifiutare
di pensare alle realtà umane in nome di quelle sovrannaturali, poiché non è possibile uno spazio
sacro in cui si preghi e uno profano in cui si possa fare a meno di Dio. Bonhoeffer vuole parlare di
Dio non ai confini ma al centro, quindi non nella debolezza, ma nella forza. L’aldilà quindi non è
l’aldilà delle nostre possibilità di conoscenza, dal momento in cui Cristo è responsabilità soggettiva
di apertura verso l’altro.
Per quanto riguarda la teologia cattolica, essa si propone di superare l’antitesi tra il Dio biblico e
l’Essere statico, alla luce dei problemi posti dallo sviluppo del mondo contemporaneo. Un noto
esponente è Teilhard de Chardin che, nel conciliare i risultati raggiunti dalla scienza moderna con
il racconto biblico della creazione, ritiene l’evoluzione non una semplice ipotesi scientifica, poiché
Dio deve essere interpretato non come causa prima, ma come punto Omega, che fa convergere in sé
tutti i processi della realtà. La religione del futuro quindi verrà costituita dalla fede religiosa nella
trascendenza. Così l’universo sarà il punto Alfa (grado inferiore della materia inorganica) e Cristo il
punto Omega (punto di aggregazione universale). Ciò ci conduce alla speranza nella parusia ossia
l’avvento del regno dei cieli. De Chardin pone l’agire individuale in uno spazio non decifrabile in
una dimensione materiale, poiché mano a mano che le passioni dell’anima si concentrano in Dio,
egli le invade, le introduce nella sua irresistibile semplicità.
Henri de Lubac ha constatato che, durante gli ultimi secoli, si è andata affermando una teoria che
vede la natura e il soprannaturale costituire un ordine completo, poiché il secondo si è aggiunto al
primo secondo un legame di “potenza obbedenziale”. Dato ciò egli si propone di dimostrare che la
fede in Dio è la sola fiamma in cui si conferma la nostra speranza. Inoltre afferma l’inscindibilità
del momento mistico da quello intellettuale, poiché nell universo non vi sono due ordini concreti
diversi ma uno solo, ossia quello dell’Alleanza (di cui la creazione è il primo tempo); così individua
nel Cristianesimo la religione dell’amore e nella rivelazione il fine ultimo dell’uomo.
Sostanzialmente quindi la salvezza dell’uomo coincide con il possesso soprannaturale di Dio.
Il Concilio Vaticano II, era proteso a operare un approfondimento dell’annuncio cristiano a farsi
interprete delle attese di un mondo sempre più secolarizzato. In quest’ambito Hans Urs von
Balthasar, ritiene che la Chiesa cattolica debba abbattere i vincoli che le fanno smarrire l’identità,
poiché l’amore divino non rappresenta il confronto sminuito dell’amore che l’uomo conosce.
Mentre Karl Rahner afferma che ogni pensiero umano è un’interpretazione dell’Essere. Ogni
relazione con il mondo è anche relazione con la realtà divina. Il soggetto pensante è l’ente che è
dotato di una spiritualità ricettiva aperta alla storia e nella sua libertà si trova dinnanzi a Dio libero
di una possibile rivelazione; nel caso si verifica, si effettua sempre mediante la parola nella sua
storia, di cui costituisce la sua più alta realizzazione. L’uomo quindi vive il suo tempo in una
continua tensione verso l’Assoluto.
La teologia latino-americana della liberazione sostiene l’alterità attraverso l’uso della forza, crede
nella rivendicazione piuttosto che nella comprensione e temperanza. Ricordiamo quindi l’opera di
Gustavo Gutierrez, che ritiene fondamentale l’esperienza di fede quando parliamo di teologia , se
no vi è il pericolo che quest’ultima si converta in una specie di metafisica religiosa. Egli spera in un
impegno mondano della Chiesa, a favore degli interessi dei ceti più deboli e più bisognosi di risorse
naturali (una corretta interpretazione della carità cristiana). Un altro filosofo importante di questa
corrente è Leonard Boff, che afferma la volontà di andare oltre il paradigma della modernità.
Ritiene che possiamo sopravvivere comunitariamente solo attraverso la solidarietà generazionale.
Egli spera nell’avvento di una “casa” nella quale gli individui imparino a convivere gli uni con gli
altri con tutti gli elementi della natura.
Per quanto riguarda la teologia della liberazione, ricordiamo Joseph Ratzinger, che afferma che la
“città dell’uomo” è fondata sui diritti e doveri umani e sulle relazioni positive (“l’altro come fine,
non come mezzo” -Kant), che conducono alla via regia, la via con la quale giungiamo a Dio. Il
problema della divinità deve essere cercato nella capacità delle varie religioni di condurre l’uomo
verso il Bene unico. La funzione della fede è quella di ricondurre la ragione a se stessa,
svincolandosi dai preambula fidei, ossia quelle verità che hanno in un certo senso un ruolo
propedeutico rispetto alla fede, che invece sono da ricercare nella comunione con l’altro. Solo
l’incontro con Dio permette di non vedere l’altro solo come l’altro, ma di riconoscere in lui
l’immagine divina. Alla domanda: perché Dio non ha creato un mondo in cui la sua presenza è più
manifesta? Ratzinger risponde: noi viviamo in un mondo in cui Dio non ha l’evidenza di una cosa
che si può toccare con mano, ma va ricercato attraverso lo slancio del cuore. Se l’uomo perde di
vista Dio, la violenza prende il sopravvento. Tutti necessitiamo di Dio, che facendosi nostro
prossimo ci fa diventare a nostra volta prossimi. In sintesi, con questa riflessione, si vuole far
recuperare all’uomo la dignità attraverso la religione.

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