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La Critica del Giudizio

Kant attua un tentativo di mediazione tra le due opere precedenti:
- Critica della ragion pura: aveva messo in evidenza la necessità nell’ambito gnoseologico di giudizi sintetici a priori.
- Critica della ragion pratica: attraverso dei postulati aveva valorizzato il fatto che nell’uomo esiste il bisogno di immortalità di libertà e di Dio.

Kant cerca una conciliazione tra scientificità e immortalità, libertà e Dio: lo fa parlando di giudizi riflettenti, si basano sul giudizio del bello (giudizio estetico) e del fine (giudizio teologico).
Per Kant il bello si realliza quando si crea un’armonia che si stabilisce tra il soggetto e oggetto; ad esempio, quando siamo davanti ad un bellissimo tramonto sul mare, se noi lo guardiamo con occhi da scienziato, lo guardiamo con scientificità. Se invece lo guardiamo con occhi da esteta, proviamo estasi, beatitudine, serenità, piacere.

Ma quando l’oggetto sovrasta il soggetto, proviamo un senso di smarrimento, sentimento del sublime:
- Cosmico: dato dai terremoti, maremoti;
- Matematico: quando viene sovrastato dall’infinitezza dei numeri della matematica della fisica, dell’astronomia, si sente a disagio.

Il fine: secondo Kant, la natura si guarda con occhi scientifici ma a volte l’uomo proietta su di essa il suo desiderio di fine e di ordine, ma questo non è oggettivo, non è reale (noi riflettiamo sulla natura un senso di fine).

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