Mongo95 di Mongo95
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Il rapporto tra libertà e necessità è uno degli aspetti più importanti della filosofia di Spinoza. Non sono due cose opposte, ma come due facce della stessa medaglia. Dato che la sostanza è causa di sé, può dirsi libera: non è determinata da altro se non da sé. Dio è causa libera, nel senso che esiste e agisce per la sola necessità della sua natura. In natura non c’è nulla di contingente, cioè tale che potrebbe essere diverso da com’è: tutte le cose sono determinate dalla necessità della natura a esistere e ad agire in un certo modo. Si chiama natura naturante (natura naturans) la totalità causante, Dio in quanto considerato come causa libera; e natura naturata (natura naturata) tutto ciò che segue dalla necessità della natura di Dio, cioè il mondo. Intelletto, volontà e amore non appartengono alla natura naturans, cioè a Dio, ma alla natura naturata, cioè il mondo.
Anche la volontà dell’uomo è sottoposta ad un rigido determinismo. Gli atti della sua volontà sono determinati da cause precedenti: tutta la realtà, compresa quella umana, è retta da un’infinita catena causale a cui è impossibile sfuggire. Non baste negare il libero arbitrio, Spinoza ritiene di fondamentale importanza denunciare la falsità del pregiudizio finalistico che lo accompagna. Le cause finali non sono altro che fantasie, ogni azione umana è in realtà determinata dalla catena infinita delle cause efficienti, e nelle cose non ci sono fini o scopi. Se Dio agisse in vista di un fine, vorrebbe dire che desidera qualcosa di cui manca, e questo è assurdo.

La critica spinoziana del finalismo ha implicazioni etiche molto importanti. Le nozioni di bene e male, ordine e disordine, bello e brutto, etc, sono soggettive, sono nostri “modi di immaginare”, non proprietà delle cose, sono soltanto il frutto del nostro antropocentrismo.

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